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Gli avvocati di Chiara Ferragni: “Nessun raggiro, non ci sono truffati. Pubblicità ingannevole già risarcita”. L’influencer: “Sono fiduciosa”

Nel processo abbreviato, gli avvocati sostengono la buona fede e il fatto che nessuno abbia lucrato sulle iniziative di beneficenza a differenza di quanto sostiene l’accusa. La Procura di Milano sta valutando se replicare. Nelle prossime ore prenderanno la parola le difese dei coimputati. La sentenza è prevista per il 14 gennaio

di Redazione FqMagazine

Chiara Ferragni è tornata, oggi 19 dicembre, in tribunale a Milano per truffa aggravata (dall’uso del mezzo informatico) in relazione alle operazioni commerciali Pandoro Balocco Pink Christmas (Natale 2022) e Uova di Pasqua Chiara Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate (Pasqua 2021 e 2022). Per l’imputata, alla scorsa udienza, la procura ha chiesto una condanna a un anno e 8 mesi. Davanti al giudice, Ilio Mannucci Pacini, hanno preso la parola i difensori dell’influencer, presente come sempre in aula, gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, i legali del suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e quelli del presidente del cda di Cerealitalia, Francesco Cannillo.

“Non c’è stato alcun dolo, in questa vicenda non ci sono truffati. La truffa aggravata prevede artifici e raggiri e in questa vicenda non ce ne sono stati” ha dichiarato Iannaccone. A sostegno della sua tesi, il legale ha citato le mail tra la modella e imprenditrice e la Balocco. Il difensore ha spiegato che, semmai, c’è stata una pubblicità ingannevole, per cui la sua assistita ha già risarcito nelle sedi competenti. Di conseguenza, sulla base del principio giuridico del ‘ne bis in idem‘, non si può pagare due volte per la stessa condotta che l’accusa ritiene illecita.

Nel processo abbreviato, gli avvocati proveranno a sostenere la buona fede e il fatto che nessuno abbia lucrato sulle iniziative di beneficenza. Per gli inquirenti Ferrgani avrebbe ottenuto un ingiusto profitto di circa 2,2 milioni di euro, oltre che benefici non calcolabili dal ritorno di immagine. L’operazione Balocco avrebbe indotto in errore numerosi consumatori, i quali ritenevano che acquistando il prodotto Pink (commercializzato a 9,37 euro rispetto ai 3,68 euro della versione standard) stessero contribuendo direttamente alla raccolta fondi destinata all’ospedale Regina Margherita di Torino.

Ciò che Chiara Ferragni ha definito “un errore di comunicazione” viene invece contestato dall’accusa come una vera e propria truffa, analogamente al caso precedente. “Ho ascoltato i miei difensori, sono tranquilla e fiduciosa” ha detto l’imprenditrice in una pausa del processo. La Procura di Milano sta valutando se replicare. Nelle prossime ore prenderanno la parola le difese dei coimputati di Ferragni. La sentenza è prevista per il 14 gennaio

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