Addio a Enzo Staiola, il piccolo Bruno di Ladri di biciclette. Aveva 85 anni ed era diventato il volto simbolo del neorealismo italiano, in coppia con Lamberto Maggiorani, per quel capolavoro povero ed immortale che girò Vittorio De Sica (con, tra gli altri, Cesare Zavattini allo script) nel 1948. All’epoca Staiola aveva otto anni e viveva alla Garbatella, a Roma, nonostante le sue origini fossero abruzzesi. De Sica incontrò il bimbo per caso in strada e decise che sarebbe diventato lui il figlio del protagonista di Ladri di biciclette che poi vinse l’Oscar come miglior film straniero.
Ufficialmente Staiola recitò fino al 1954 in importanti titoli italiani e francesi, persino in La contessa scalza di Mankiewicz, ma la sua carriera si concluse quando aveva 14 anni. Da adulto fece l’impiegato del catasto a Roma e poi fece due brevi apparizioni in un film del 1961 – Spada senza bandiera – e nel 1977 – La ragazza del pigiama giallo. Lo scouting per Staiola è storia del cinema. De Sica che setaccia in auto i quartieri popolari di Roma, il piccolo Enzo impaurito da quest’auto che lo segue e che scappa a casa, il campanello di casa Staiola che suona con De Sica che offre ai familiari un contratto per un provino al bimbo. Successivamente Staiola si contenderà il posto con Enzo Cerusico (all’epoca decenne), anche se si racconta che De Sica fosse convinto fin dalla prima occhiata che ad interpretare il mite e impertinente Bruno sarebbe stato proprio l’esordiente Staiola.
Tanti gli aneddoti dal set, anche se ce n’è uno che non ha mai trovato una versione condivisa tra il regista e l’attore. Si tratta del pianto spontaneo del bimbo nel film che, appunto, per gli spettatori dell’epoca e di oggi è un ciclone di commozione irrefrenabile. De Sica col suo fare poetico e gigione sostenne di averlo ottenuto dopo aver riempito le tasche del bimbo di mozziconi e dopo avergli dato del “ciccarolo”. Staiola invece ha sempre ricordato che si trattava di una più prosaica cartina impregnata di una sostanza lacrimogena. Paragonato a Jackie Coogan (il Monello di Chaplin) e ad altri fenomeni bambini del cinema di quegli anni, Staiola si ritirò dai set (il padre operaio era stato anche comparsa a Cinecittà per kolossal hollywoodiani dell’epoca) senza mai troppo rimpiangere la drastica scelta. Le Poste Italiane dedicarono a lui, Maggiorani, De Sica e a Ladri di biciclette un francobollo.