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Le accuse all’assessore Delli Noci: il “centro di potere” con gli imprenditori e le “pressioni” per garantirsi l’ascesa

Per i pm di Lecce il numero uno regionale dello Sviluppo Economico era "stabilmente a disposizione" di due imprenditori che lo finanziavano e gli portavano voti: ora rischia gli arresti
Le accuse all’assessore Delli Noci: il “centro di potere” con gli imprenditori e le “pressioni” per garantirsi l’ascesa
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Sia da vicesindaco di Lecce che dopo aver fatto il salto in Regione Puglia, dove guida l’assessorato allo Sviluppo Economico, Alessandro Delli Noci era il “punto di riferimento ‘politico’ e stabilmente a disposizione del centro di potere politico-imprenditoriale” che faceva capo a Marino Congedo e Alfredo Barone nonché al “lobbista” Maurizio Laforgia, figlio di Domenico – non indagato – che è presidente dell’Acquedotto Pugliese ed è stato rettore dell’Università del Salento. Viene descritto così dai pubblici ministeri di Lecce l’assessore regionale e pupillo di Michele Emiliano, giovane eppure già navigato politico che da 13 anni ricopre cariche nel Comune di Lecce prima e in Regione poi. Per questi motivi, sostengono, deve essere messo agli arresti domiciliari. È accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione: sulla richiesta di misura cautelare, motivata con il rischio di reiterazione dei reati, deciderà il giudice per le indagini preliminari, di fronte al quale Delli Noci comparirà il prossimo 11 giugno.

Toccherà al gip decidere sulla tesi dei pm Alessandro Prontera e Massimiliano Carducci, secondo i quali Delli Noci “condizionava l’azione dell’apparato amministrativo del Comune di Lecce e della stessa Regione Puglia, fornendo direttive e specifiche indicazioni, facendo anche pressioni” con il supporto di Laforgia, definito “faccendiere e suo tutore politico”. Al centro ci sono due maxi-progetti di strutture alberghiere di lusso: Delli Noci avrebbe anche fatto “pressioni” sull’assessore all’Urbanistica di Lecce, Rita Miglietta, arrivata a “minacciare” di rimettere le sue deleghe pur di non cedere, e si attivò per “sostituire il dirigente dell’ufficio urbanistica in Regione” con un “profilo più compiacente” nei confronti degli imprenditori con “cui aveva rapporti privilegiati”.

Il tutto, insistono i pubblici ministeri, per “garantire specifici e ben individuati centri di potere economico” che a loro volta costituivano un “bacino elettorale” per l’assessore. Proprio quel pacchetto di voti, secondo i magistrati, era uno “strumento indispensabile” per Delli Noci perché gli avrebbe assicurato un “incremento, consolidamento e continuità del potere e della capacità di controllo politico-elettorale nel territorio pugliese”. A che fine? La sua “continua ascesa politica non solo sul piano regionale” ma anche di “possibile, futuro, vertice” anche “nazionale”. Per questo l’assessore “asserviva stabilmente”, ad avviso dei pubblici ministeri, la sua funzione pubblica assicurando “di concerto con Laforgia” una “corsia privilegiata” e il “portafogli di rapporti istituzionali”.

Tra i progetti al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza c’è la realizzazione di un hotel di lusso nell’ex convento delle Stimmatine, nel centro di Lecce: un progetto da 15,9 milioni di euro, in parte (6,7 milioni) finanziati dalla Regione Puglia, e la rimodulazione delle aree di sosta di un centro commerciale in viale Japigia, sempre nel capoluogo salentino. E ancora: un progetto immobiliare in un ex cinema, vicende legate a un distributore di benzina e la realizzazione di una pista ciclabile. In cambio, i due imprenditori avrebbero – sempre secondo la tesi dei pubblici ministeri – sostenuto la sua campagna elettorale per le elezioni regionali “organizzando” incontri e cene elettorali, “procacciando pacchetti di voti” e attraverso un “versamento di 5mila euro” all’associazione Sveglia Mezzogiorno ritenuta riconducibile all’assessore. E, ancora, avrebbero assecondato la richiesta di assunzione di diverse persone che sarebbe stata sollecitata da Delli Noci.

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