“Si fa bel de Candelora da l’inverno sèmo fòra, ma si piove o tira vento ta l’inverno sèmo dentro“. Un antico proverbio, una filastrocca popolare che porta con sé il tepore della speranza, sussurrata tra i giorni più freddi di febbraio. Il 2, con la Candelora, e il 3, con San Biagio, si celebra un passaggio cruciale: è il cuore dell’inverno che batte ancora, ma già si intravede la promessa di una primavera in arrivo. Due giorni in cui la luce delle candele e la protezione invocata si fondono in un abbraccio di tradizioni secolari.
La Candelora, conosciuta anche come la Presentazione del Signore al Tempio, è una festa cristiana che commemora la presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme, avvenuta, secondo la legge ebraica, 40 giorni dopo la sua nascita. In questa occasione, Simeone, uomo giusto e pio, riconobbe in Gesù la “luce per illuminare le genti”, come riportato nel Vangelo di Luca. Da qui deriva il nome “Candelora”, legato alla benedizione delle candele, simbolo di Cristo, luce del mondo, che in questo giorno vengono distribuite ai fedeli. Le candele benedette vengono poi conservate nelle case come protezione contro le calamità e le avversità. Ma le radici della Candelora affondano anche in riti pagani preesistenti, legati alla purificazione e alla luce. I Romani, ad esempio, celebravano i Lupercalia in onore del dio Fauno, con processioni di fiaccole per le vie della città. Anche i Celti celebravano una festa simile, Imbolc, che segnava il risveglio della natura e l’allungarsi delle giornate.
Tradizioni popolari e “profezie” meteorologiche
Numerose sono le tradizioni popolari legate alla Candelora, spesso intrecciate con proverbi meteorologici che tentano di prevedere l’andamento del clima. Il più celebre recita: “Si fa bel de Candelora da l’inverno sèmo fòra, ma si piove o tira vento ta l’inverno sèmo dentro”. In diverse varianti regionali, il proverbio suggerisce che se il 2 febbraio il tempo è bello, la primavera è vicina, mentre se piove o c’è vento, l’inverno durerà ancora a lungo. Altre usanze, come si fa in Francia ad esempio, includono la preparazione di crepes o crespelle in alcune regioni, simbolo del disco solare, o la rimozione del presepe dalle case, segnando la fine definitiva del periodo natalizio.
San Biagio: il protettore della gola
Il 3 febbraio si celebra invece San Biagio, vescovo e martire armeno vissuto tra il III e il IV secolo. La sua fama è legata principalmente alla protezione della gola. Secondo la tradizione, Biagio salvò miracolosamente un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce conficcata in gola. Per questo motivo, nel giorno di San Biagio è diffusa l’usanza di benedire la gola dei fedeli con due candele incrociate, retaggio della Candelora del giorno prima, invocando la protezione del santo contro i malanni.
Tradizioni gastronomiche e devozione popolare
Anche a San Biagio sono legate tradizioni gastronomiche, che variano da regione a regione. In molte zone d’Italia, si preparano dolci tipici, spesso a forma di anello o di collana, come i “panini di San Biagio” in Lombardia o i “cavallucci” in alcune zone della Toscana. A Milano, la tradizione vuole che si mangi una fetta di panettone avanzato dal Natale, appositamente conservato, come gesto propiziatorio per la salute della gola.