L’intelligenza artificiale farà la fine di tutto il resto
di Maurizio Contigiani
L’AI non è altro che il naturale sviluppo di un percorso iniziato con i primi progressi della tecnologia applicata al fine di renderci la vita più facile e meno faticosa. Più si va avanti e più si evince che il fenomeno assume toni controproducenti in virtù della nostra indole orientata al neoliberismo, ad una naturale tendenza identificata come pensiero di destra, relegando quello di sinistra ad una forzatura dall’inapplicabilità inevitabile.
Qualsiasi innovazione, qualsiasi invenzione, qualsiasi passo in avanti ha solo apparentemente migliorato lo status delle popolazioni che ne hanno beneficiato. Dalle catene di produzione si è ottenuta una produttività migliore da parte degli operai, dall’automazione delle catene di produzione si è ottenuto il loro licenziamento. Nell’ambito dei servizi, l’informatizzazione ha confermato gli stessi risultati. Il lavoro di trenta impiegati poteva essere svolto da quattro e se in una banca una volta c’erano trenta impiegati, oggi ce ne sono quattro e gli altri ventisei non lavorano più.
Oggi tutto questo ci appare come un miglioramento della qualità della vita, ci sembra di avere tutto ma, in realtà, siamo tutt’altro che felici. E’ proprio la felicità che manca, quella felicità che deleghiamo alle faccette (emoticon) che mettiamo su quel telefonino che non usiamo più, nemmeno per far sentire la nostra voce entusiasta o incazzata. Anche il telefonino, quell’invenzione fantastica, ormai ritenuta indispensabile, sta facendo la fine di tutte le altre ma non ci ha tolto solo il lavoro: ci ha tolto il nostro modo di essere che adesso sta solo lì dentro, comprese le nostre mediocrità, le nostre debolezze, le nostre vergogne. Il telefonino che impedisce la privacy, che ci localizza, ci videochiama, ci rende il lavoro più asfissiante.
L’AI farà la fine di tutto il resto, servirà ai più stupidi per tenere il passo con i più intelligenti, così come “i social hanno dato voce agli imbecilli che non ne avevano nemmeno al bar sport” (Umberto Eco). Sarà la fine dell’ultimo residuo di genialità umana. Nessuno saprà più distinguere se un brano sia stato scritto da Mozart, da De Andrè oppure da un testa di cazzo. Se una qualsiasi Teoria della Relatività sarà stata scritta da uno come Einstein oppure da un pirla smanettone.
Ricordatevi sempre delle meravigliose sequenze di “2001 Odissea nello Spazio”. Ricordate cosa ne fa la scimmia di quel femore, di quel primo strumento, di quel primo passo verso l’evoluzione, ne fa un’arma contro i suoi simili per il controllo dell’acqua. Ma, “soprattutto”, provate a ricordare, per poi meditare, sulla fine che fa e per quale motivo, “HAL 9000”, la prima “Intelligenza Artificiale” immaginata da quel grande regista e profeta che è stato Stanley Kubrick.