di Marco Pozzi

Manca meno di un mese all’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, che inizieranno il 26 luglio proseguendo fino all’11 agosto. Un paio di settimane dopo si terranno i Giochi Paralimpici, dal 28 agosto all’8 settembre, che solitamente vengono percepiti come un’appendice all’evento principale, alla “competizione seria”, allo “sport vero”.

Alcuni conosceranno la storia il medico tedesco Sir Ludwig Guttmann, che durante la seconda guerra mondiale, nell’ospedale di Stoke Mandeville, vicino a Londra, comincia ad usare lo sport a scopo di terapia per il recupero fisico e psicologico di pazienti con paralisi spinale traumatica; nel 1944 apre un Centro Specialistico, attirando medici disposti a seguire la sua idea. Da lì nascono i primi giochi sportivi per persone con disabilità, nel 1948, che diventano internazionali nel 1952 e che nel 1960 sono inseriti nel programma delle Olimpiadi di Roma, inventando le Paralimpiadi.

Poche persone conosceranno invece un altro tipo di olimpiade, che si terrà sempre fra luglio e settembre di quest’anno: l’Olimpiade culturale, o Olympiade culturelle in francese.

L’iniziativa ha una sua storia. Scorrete la lista degli anni in cui si sono svolte le Olimpiadi estive: noterete che, tranne che nei periodi bellici, le edizioni cadono sempre ogni quattro anni: eccetto che per il 1906, calato fra il 1904 e il 1908. Cos’era successo? Durante i Giochi del 1904, a Saint Louis (Stati Uniti), insieme alle gare sportive si svolgono le “giornate antropologiche”, cioè competizioni per pigmei, pellerossa, amerindi, eschimesi, ainu giapponesi, indiani sioux e altre popolazioni definite “selvagge”. Lo scopo è che il dipartimento locale di antropologia possa misurare con precisione la variabilità umana rivelando il valore fisico delle differenti razze umane. Alcune gare: la corsa, il tiro con l’arco, il lancio del peso, lotta nel fango, corsa nei barili e lancio di una palla contro il palo del telegrafo.

Il barone Pierre De Coubertin, nel suo ruolo di presidente del Comitato Olimpico Internazionale, non partecipa ai Giochi in polemica con le giornate antropologiche. Inoltre, in quel periodo, si trova a dover affrontare il comitato greco che spinge affinché tutte le edizioni olimpiche future si tengano ad Atene, anziché in sedi diverse, come sostiene Coubertin secondo lo spirito cosmopolita ed ecumenico dello sport. Così nasce l’edizione “spuria” ad Atene nel 1906.

Nello stesso 1906, in alternativa, Coubertin convoca una Conférence consultative des Arts, des Lettres et des Sports, “per studiare in che misura e sotto quale forma le Arti e le Lettere avrebbero potuto partecipare alla celebrazione delle moderne Olimpiadi”; vuole “unire di nuovo, con i legami di un legittimo matrimonio, gli antichi divorziati: il Muscolo e la Mente”. Vengono indetti cinque concorsi per opere inedite sull’ideale sportivo: architettura, scultura, pittura, letteratura e musica. Le Olimpiadi della mente si sarebbero svolte in concomitanza dei Giochi per atleti, dal 1912 fino al 1948.

Con questa storia alle spalle, a Parigi 2024 si terranno le Olimpiadi culturali, ricche di un programma esteso sul territorio, in maniera partecipativa, coinvolgendo artisti, compagnie, organizzazioni non profit, associazioni, club amatoriali etc, che dentro le loro comunità allestiscono occasioni d’incontro dentro lo “spirito olimpico”. Sono un insieme di eventi off rispetto alle competizioni ufficiali, eventi che escono dagli stadi e dai palazzetti verso ogni luogo della società, per far conoscere lo sport in una dimensione popolare di condivisione e scoperta, di competizione e cooperazione, di Muscolo e di Mente, secondo appunto il concepimento originale.

Sapere che è in corso una simile iniziativa, nelle settimane che ci accompagneranno all’inaugurazione dei Giochi, può servirci a vedere, pensare e vivere l’attualità in un modo più ampio e profondo. Considerare queste tre Olimpiadi, anziché limitarsi alle competizioni più famose e pubblicizzate che avranno risonanza grazie ai mezzi di comunicazione, può fare esplorare aspetti meno conosciuti e dimenticati dello sport, per sentirlo anche più vicino alla nostra esperienza quotidiana, non soltanto da sotto il piedistallo dei supereroi.

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