Vaccinazione Hpv in Puglia, la campagna della Regione solleva alcune perplessità giuridiche
di Sara Gandini ed Elena Dragagna, giurista
Alcune riflessioni si impongono in merito alla legge appena adottata dalla Regione Puglia sulla vaccinazione anti-Hpv, che utilizza metodi di pressione/persuasione ai fini vaccinali. Ebbene, alcune analisi sistematiche della letteratura hanno individuato ben 48 modalità diverse per incrementare l’adesione a campagne vaccinali mediante interventi educativi che hanno dimostrato una buona efficacia. Al contrario, non è stato dimostrato che gli obblighi di vaccinazione per influenza abbiano comportato una riduzione delle infezioni o della malattia tra il personale sanitario nei luoghi dove sono stati introdotti (Pitts SI et al. American journal of preventive medicine, 2014).
Durante la pandemia molti hanno cercato di promuovere un’immagine gonfiata dell’efficacia dei vaccini contro la Covid-19 e assenza di effetti collaterali e, come afferma il grande epidemiologo Ioannidis, si è sprecata un’occasione per dimostrare l’efficacia della scienza e costruire una maggiore fiducia nella sanità pubblica.
La stessa Assemblea del Consiglio d’Europa, nella risoluzione n. 2361 del 2021, rammentando che l’obbligatorietà vaccinale costituisce un tratto tipico degli ordinamenti non democratici e oppressivi, ha sottolineato che l’imposizione obbligatoria delle vaccinazioni può rivelarsi controproducente.
Questi argomenti sono stati analizzati anche in un importante articolo pubblicato sul British Medical Journal in cui scienziati delle più importanti università a livello internazionale hanno spiegato perché obblighi, passaporti e restrizioni durante la pandemia abbiano creato più danni che benefici, di fatto mettendo in pratica misure discriminatorie e coercitive che hanno alimentato scontro sociale e fatto perdere credibilità nelle istituzioni.
In particolare, quelli che definiremmo come ‘ricatti’ per la vaccinazione sui minori sono stati i più problematici, non solo per il ridotto rischio che correvano i giovani per Covid-19, ma anche per la scarsa efficacia dei vaccini rispetto alle infezioni. Anche in passato, nel 2016-2017, la faccenda dell’obbligo vaccinale pediatrico mai si era estesa alla scuola dell’obbligo per via di paletti giuridici invalicabili.
Ma anche altre vicende in Puglia riguardo ai sanitari preoccupano. Qualche giorno fa è emerso che vari studenti di infermieristica sarebbero stati giudicati inidonei dall’università di Lecce perché non avevano la quarta dose di vaccino per la Covid-19. Il rischio di vicende come queste e di campagne come quella che sta partendo per i vaccini Hpv è, dunque, che richiamino alla mente quelle “spinte gentili”, tradottesi nella sostanza in veri e propri obblighi vaccinali, che hanno a suo tempo impedito agli studenti non vaccinati contro il Covid di prendere i mezzi pubblici o fare sport.
Il Consiglio regionale della Puglia ha infatti approvato all’unanimità un provvedimento che stabilisce che per iscriversi a percorsi di istruzione tra gli 11 e i 25 anni, dalle scuole medie all’università, sarà necessario presentare un certificato rilasciato dalle Asl che attesti l’avvenuta somministrazione, l’avvio del programma vaccinale o il rifiuto consapevole della vaccinazione anti-Hpv.
Come scrive il Chimico Scettico, il papilloma virus non si trasmette per via aerea etc. (i contatti che possono provocare tumori – con incidenza bassissima – sono essenzialmente quelli sessuali e orogenitali) ed è quindi è difficile immaginare che attività scolastiche possano costituire in sé occasioni di contagio. Le campagne sanitarie che hanno mostrato l’efficacia della vaccinazione anti Hpv nell’abbassare i casi di tumori della cervice dell’utero non hanno previsto nessun obbligo al riguardo. Non importa il fatto che questi vaccini siano efficaci e ampiamente testati; queste modalità di impostazione delle campagne vaccinali di fatto radicalizzano le posizioni delle scelte e hanno un effetto controproducente.
Dal punto di vista giuridico, sorgono poi non poche perplessità. Di fronte alle critiche ricevute e alle richieste di chiarimenti – tra queste quella del Garante della Privacy – i consiglieri regionali pugliesi hanno precisato che il provvedimento adottato non prevede un obbligo vaccinale; chi scelga di non vaccinarsi, infatti, deve solo attestare, tramite il cosiddetto “dissenso informato”, che si tratta di una scelta consapevole e informata.
Ebbene, nel nostro ordinamento non esiste l’istituto giuridico del “dissenso informato” – sebbene esista la prassi, presso le Asl, di far sottoscrivere un modulo di “dissenso informato” da parte dei genitori che decidono di rinunciare alle vaccinazioni obbligatorie per i propri figli. Esiste, invece, il “consenso informato”, richiesto al paziente che deve affrontare un intervento medico o una cura, dopo che lo stesso paziente è stato reso edotto delle possibili conseguenze e/o rischi associati a tale intervento/cura.
Al di là di ciò, il provvedimento adottato dalla Regione Puglia pone poi ulteriori problematiche in tema di privacy e di trattamento dei dati sensibili, posto che il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Regolamento UE 2016/679), anche noto come Gdpr, pone limitazioni al trattamento dei dati sanitari consentendolo solo in particolari e specifici casi. La questione è ancora più delicata nel caso di specie, dal momento che il provvedimento pugliese riguarda anche soggetti minorenni. Molti interrogativi e dubbi si pongono, dunque, sulla legittimità giuridica di questo provvedimento.