“Intelligenza artificiale pericolo per l’estinzione umana”: l’allarme di dipendenti ed ex impiegati OpenAI e DeepMind
Uno squarcio sulla modernità. Vari dipendenti ed ex impiegati di OpenAI e Google DeepMind hanno pubblicato una lettera sul web sottolineando le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale in un periodo storico dove di questa tecnologia, in continua evoluzione, si parla sempre più spesso. E sono arrivati a parlare di “estinzione umana” e di “ampi accordi di riservatezza che impediscono di esprimere le nostre osservazioni”.
L’attacco della lettera è chiaro: si crede ancora che l’intelligenza artificiale possa essere un sistema spartiacque, in grado di dar vita a nuovi orizzonti e aiutare l’umanità. Ma i dipendenti pongono presto i riflettori sulle problematiche dello strumento: “Comprendiamo anche i gravi rischi posti da queste tecnologie. Questi vanno dall’ulteriore radicamento delle disuguaglianze esistenti, alla manipolazione e alla disinformazione, alla perdita di controllo dei sistemi di intelligenza artificiale autonomi, con conseguente potenziale estinzione umana”. Da qui, l’accento sulla necessità di implementare una seria supervisione sulla tecnologia: “Le società di intelligenza artificiale hanno forti incentivi finanziari per evitare una supervisione efficace e non crediamo che strutture personalizzate di governance aziendale siano sufficienti per cambiare la situazione”.
Gli autori del comunicato hanno poi denunciato una mancanza di libertà di espressione: “Finché non esiste un controllo governativo efficace su queste società, i dipendenti attuali ed ex sono tra le poche persone che possono ritenerle responsabili nei confronti del pubblico. Tuttavia, ampi accordi di riservatezza ci impediscono di esprimere le nostre preoccupazioni, tranne che alle stesse aziende che potrebbero non riuscire ad affrontare questi problemi. Molti dei rischi che ci preoccupano non sono ancora regolamentati. Alcuni di noi temono ragionevolmente varie forme di ritorsione, data la storia di casi simili in tutto il settore. Non siamo i primi a incontrare o parlare di questi problemi”. La lettera è stata scritta da 13 persone sette delle quali si sono identificate. Le altre sei, invece, sono rimaste anonime.