Il consigliere regionale è imputato in un processo nato dall’inchiesta sui rapporti tra imprenditori delle concerie e politica (con tanto di infiltrazioni della ‘ndrangheta) ma continua a essere il capofila delle iniziative istituzionali a sostegno di quel settore imprenditoriale con tanto di risoluzioni e interventi in consiglio regionale. E’ il caso di Andrea Pieroni, esponente del Pd, ex presidente della Provincia di Pisa, al secondo mandato nell’assemblea elettiva della Regione Toscana. E’ uno dei politici coinvolti nell’inchiesta sul keu, il residuo cancerogeno derivato dai fanghi della concia di Santa Croce sull’Arno. Al centro del processo – che è in fase di udienza preliminare – c’è la ricostruzione piuttosto inquietante della Direzione distrettuale antimafia di Firenze: gli scarti cancerogeni delle lavorazioni delle pelli venivano sversati nei canali e nei campi oppure, insieme a ceneri e fanghi tossici, venivano mischiati in modo clandestino agli inerti e utilizzati per riempire fondamenta e strade (come la strada regionale 429 che taglia la Toscana nella Val D’Elsa), edifici residenziali e persino aeroporti. Si è calcolato che otto tonnellate di keu hanno avvelenato un pezzo di Toscana. In questa ricostruzione della magistratura un aspetto riguarda i rapporti privilegiati tra la potente lobby dei conciatori e i politici. A processo ci sono l’ex capo di gabinetto di due presidenti di Regione (Ledo Gori), la sindaca di Santa Croce sull’Arno (ora in scadenza) Giulia Deidda e, appunto, Pieroni. A quest’ultimo la magistratura contesta un emendamento di cui è primo firmatario, presentato nella primavera del 2020, alla scadenza della consiliatura. Un testo “di cui non conosceva e comprendeva neanche il contenuto tecnico – scrivono i pm – perché redatto e ideato in realtà dal consulente legale del consorzio Aquarno, l’avvocato Alberto Benedetti”, che consisteva nel “sottrarre Aquarno dall’obbligo di sottoporsi alla procedura di autorizzazione integrata ambientale”. Pieroni, quando fu fissata l’udienza preliminare, sottolineò “che nelle migliaia di pagine di atti depositate non c’è una riga che accosti la mia persona alla ‘questione’ keu, rispetto alla quale sono del tutto estraneo”.

In forza di questa convinzione dunque Pieroni ha ritenuto opportuno che proprio lui e proprio in questa circostanza dovesse elaborare una risoluzione a sostegno delle imprese del settore conciaria e presentarla a nome del Partito democratico in consiglio regionale. Il testo, poi approvato da tutti i partiti ad eccezione dei 5 Stelle, mette in evidenza “la congiuntura economica sfavorevole” del settore della concia legata “all’aumento del costo energetico, ai conflitti in atto, all’inflazione, alla situazione geopolitica” che ha portato a un “rallentamento nella crescita del settore”. Da qui la mozione perché la Regione attivi un tavolo sulla crisi che coinvolga tutti i distretti della moda, perché la giunta si attivi nei confronti del governo perché vengano “attivati strumenti e misure in grado di sostenere l’intera filiera” (trasmettendo anche la risoluzione all’esecutivo e ai gruppi parlamentari) e perché valuti le proposte delle associazioni di aziende e sindacati del distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. Un passaggio ribadito, in viva voce, da Pieroni durante il suo intervento in aula. “Abbiamo raccolto sollecitazioni e spunti – ha detto tra l’altro – dopo le audizioni con le imprese del settore”. Anche per questo, ha continuato, auspica che la risposta sia “veloce ed efficace” in modo che sia “utile” a dare “sollievo” ad aziende che soffrono.

“Non una parola sui costi ambientali e sanitari di questa catastrofe, ma solo preoccupazione per le fette di mercato che il distretto rischia di perdere” accusa Irene Galletti, capogruppo del M5s in Regione Toscana. In consiglio Galletti ha sottolineato che di un provvedimento del genere, erga omnes, beneficiano anche le aziende che al momento sono coinvolge dall’inchiesta della magistratura. “Non spetta a noi” è stato il senso della risposta da parte dei democratici. Ilfattoquotidiano.it ha provato a chiedere sia a Pieroni sia al presidente di Regione Eugenio Giani – indagato e poi prosciolto nella stessa inchiesta – se fosse opportuno che proprio quel consigliere fosse la voce della maggioranza nel sostegno alle aziende conciarie ma nessuno dei due finora ha risposto.

Sullo sfondo restano il processo in corso oltre ai rischi ambientali per le falde acquifere, accertati dall’Università di Pisa, che riguardano il rilascio cancerogeno del cromo esavalente nel percolato. Secondo l’assessora regionale all’Ambiente Monia Monni sono oltre 60 i siti inquinati tra le province di Arezzo, Firenze e Pisa coinvolti nello smaltimento illecito che ha contaminato manti stradali, terreni coltivati, agriturismo, sottofondi di lotti residenziali.

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