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“Hamas ha rifiutato l’accordo per un cessate il fuoco a Gaza”. A L’Aja la Spagna si unisce al Sudafrica nell’accusa di genocidio a Israele

“Hamas ha rifiutato l’accordo per un cessate il fuoco a Gaza”. A L’Aja la Spagna si unisce al Sudafrica nell’accusa di genocidio a Israele
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In Israele continua l’attesa per una risposta di Hamas alla proposta di accordo presentata dagli Stati Uniti che, come ha precisato a più riprese Tel Aviv, non porterà a un cessate il fuoco definitivo a Gaza. Funzionari israeliani dicono ai media locali che non è arrivata alcuna risposta ufficiale, ma dall’Arabia Saudita in mattinata è trapelata un’indiscrezione che gela le trattative: il partito armato palestinese ha respinto l’accordo per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi israeliani a Gaza. Fonti egiziane, invece, fanno sapere che il Cairo ha ricevuto da Hamas “segnali positivi”. Al momento Tel Aviv non ha ancora avuto “una riposta formale” né in un senso né nell’altro. Lo ha detto un funzionario israeliano a Kan tv. Sul versante diplomatico, sponda europea, la Spagna ha deciso di unirsi al processo aperto dal Sudafrica contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia.

MEDIA DI RIYAD: “NIENTE ACCORDO” – Non c’è ancora niente di ufficiale, ma dalle notizie diffuse dai media di Riyad e riprese anche dal Times of Israel sembra che il Movimento Islamico di Resistenza non abbia ritenuto la proposta sufficiente per la firma dell’intesa. Il piano presentato personalmente da Joe Biden prevedeva il cessate il fuoco e il ritiro per sei settimane di tutte le truppe israeliane dalla Striscia di Gaza, la liberazione di tutti gli ostaggi rimasti in mano a Hamas e l’invio massiccio di aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Il gruppo armato, però, aveva chiesto maggiori garanzie: non era sufficiente che Israele fermasse le armi per sole sei settimane, per poi riprendere con la sua operazione militare una volta ottenuti indietro gli ostaggi, ma era necessario lavorare a un cessate il fuoco definitivo.

MEDIA EGIZIANI: “DA HAMAS SEGNALI POSITIVI”Al-Qahera News riferisce che l’Egitto ha ricevuto segnali positivi da Hamas che indicano la sua aspirazione a un cessate il fuoco. L’emittente egiziana cita dichiarazioni esclusive di una fonte di alto livello. Secondo la fonte, nelle ultime ore l’Egitto ha avuto incontri e contatti approfonditi per una ripresa dei negoziati per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “I leader di Hamas ci hanno informato che stanno studiando seriamente e positivamente la proposta di tregua”, ha riferito la fonte ad Al-Qahera News, confermando che c’è un invito egiziano ai leader di Hamas a visitare Il Cairo e a discutere tutti i dettagli relativi alla situazione attuale e che la risposta ufficiale di Hamas è prevista “nei prossimi giorni”.

La disponibilità di Stati Uniti e alleati c’era, ma non quella del governo di Israele: dopo le minacce di staccare la spina all’esecutivo arrivate dai ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, Netanyahu ha ribadito che nessuna tregua è da considerarsi definitiva fino a quando Israele non avrà raggiunto tutti gli obiettivi dell’operazione militare, ossia la liberazione di tutti gli ostaggi e la distruzione di Hamas. Condizioni inaccettabili per il partito armato palestinese.

ANCHE LA SPAGNA ACCUSA TEL AVIV – Intanto, dopo il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina, da Madrid arriva un’altra decisione che complica i rapporti con il governo di Israele. La Spagna ha infatti deciso di unirsi al Sudafrica nella causa intentata contro lo ‘Stato ebraico’ alla Corte Internazionale di Giustizia che sta valutando se a Gaza sia stato commesso un genocidio: “Il governo di Spagna si unisce al processo aperto dal Tribunale internazionale di Giustizia avviato dal Sudafrica contro Israele” per gli indizi di genocidio a Gaza, ha annunciato il ministro degli Esteri, José Manuel Albares.

17 PAESI: “FIRMATE L’ACCORDO”. L’ITALIA NON C’E’ – Intanto 17 Paesi chiedono ai leader di Israele e Hamas di fare tutti i compromessi finali necessari per concludere” l’accordo sul cessate il fuoco. All’appello diffuso dalla Casa Bianca aderiscono Stati Uniti, Spagna, Argentina, Austria, Brasile, Bulgaria, Canada, Colombia, Danimarca, Francia, Germania, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Thailandia e Gb. Quali “leader di paesi profondamente preoccupati per gli ostaggi, tra cui molti dei nostri cittadini, sosteniamo pienamente il movimento” per la tregua e un accordo sul rilascio degli ostaggi”.

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