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“L’ha uccisa il marito, non si impiccò”: svolta in un caso di femminicidio nel Bolognese

“L’ha uccisa il marito, non si impiccò”: svolta in un caso di femminicidio nel Bolognese
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morte naturalesuicidio come si pensò in un primo momento, ma femminicidio. Di questo è convinta la procura di Bologna che ha impresso una svolta a un caso del 2021, notificando un avviso di conclusione delle indagine per omicidio aggravato dai futili motivi e dalla relazione sentimentale con la donna a un 53enne, accusato di aver ucciso la moglie per vivere una relazione con un’altra donna e inscenato il suicidio.

La donna era stata trovata morta il 5 settembre 2021 in un letto nella sua casa di Castello d’Argile, in provincia di Bologna. Il 53enne ha sempre sostenuto di essere tornato a casa a notte fonda e di aver trovato la moglie con una corda al collo fissata alla spalliera del letto, quest’ultimo particolare scoperto solo al mattino. Dopo aver chiamato i soccorsi aveva mostrato la corda dicendo che era stata usata per il suicidio e rinforzando la tesi citando la depressione di cui essa soffriva.

L’uomo, difeso dall’avvocato Ermanno Corso, si è sempre dichiarato innocente, ma piano piano gli investigatori ritengono di aver smascherato una serie di presunte omissioni e di dichiarazioni fatte dall’indagato quando è stato sentito. Gli accertamenti hanno ritenuto insolita la posizione del cadavere, al centro del letto, così da rendere inverosimile che il marito le avesse dormito a fianco. La perizia tossicologica invece ha stabilito che la donna era talmente imbottita di alcol e psicofarmaci al punto da non poter avere la forza di suicidarsi con la corda.

Il movente, secondo le ricostruzioni, sarebbe da ricercare nel tentativo dell’uomo di vivere liberamente la relazione con un’altra donna che frequentava da mesi. È stata proprio lei a riferire agli investigatori che lui non riusciva a chiudere il matrimonio, mettendo a verbale: “Entrambi stavamo male per una relazione che aveva bisogno di una svolta”. Ora l’avviso di conclusione delle indagini e l’accusa di omicidio, un atto che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Prima, però, l’indagato potrà chiedere di essere interrogato.

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