Senatore semplice, conferenziere in giro per il mondo al soldo di Bin Salman e ora anche direttore di un quotidiano. Se il suo idolo Tony Blair fu tra i massimi esponenti della “Terza via”, per Matteo Renzi al momento si può parlare solo di una terza vita. Che è iniziata ufficialmente oggi nella sala conferenze della Stampa estera in Italia, quando è stata ufficializzata la sua nomina alla direzione de Il Riformista. L’editore del quotidiano è l’imprenditore campano Alfredo Romeo, il cui nome negli ultimi anni si è intrecciato spesso con quello della famiglia Renzi. E non per motivi politici. Alfredo Romeo, infatti, è coimputato con Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier e attuale direttore (editoriale e non responsabile) de il Riformista, per traffico di influenze illecite in uno dei filoni dell’inchiesta sulla Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione.

“Romeo galantuomo”. Confessò tangenti – Alfredo Romeo è un galantuomo e le vicende giudiziarie che avete seguito mi convincono ancora di più di questo, perché l’inchiesta Consip ha dimostrato il ruolo avuto da pezzi deviati delle istituzioni” ha detto Renzi in conferenza stampa, anticipando le possibili domande dei cronisti sulla questione del rapporto tra il genitore del direttore e l’editore del direttore. Romeo è stato prescritto nel 2000 per le tangenti pagate in cambio di appalti al comune di Napoli: si tratta di una vicenda ai primi anni ’90, quando l’imprenditore confessò di aver versato mazzette per 4 miliardi e 200 milioni. Condannato a due anni e sei mesi in Appello, la sentenza su Romeo venne annullata senza rinvio per intervenuta prescrizione. Nelle vicende Consip Romeo ha finora collezionato un’assoluzione e una condanna, entrambe in primo grado. Nel novembre scorso è stato condannato a due anni e sei mesi per aver corrotto con centomila euro un dirigente della centrale acquisti, Marco Gasparri, in cambio di informazioni riservate che potessero aiutarlo a vincere le gare. Sempre Romeo è stato invece assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di turbativa d’asta nell’ambito del filone sulla maxi-gara Fm4 di Consip.

Le accuse a Tiziano Renzi – Per quello stesso maxi applato, del valore di 2,7 miliardi, è finito a processo Tiziano Renzi, padre di Matteo, nuovo direttore del giornale di Romeo. Secondo le accuse, riassunte nell’avviso di conclusione indagini, Carlo Russo, imprenditore indicato come vicino al padre dell’ex premier, “agiva in accordo con Tiziano Renzi, sfruttando relazioni esistenti con Marroni (ex ad Consip), ottenute anche per il tramite del concorrente nel reato Renzi, come prezzo della propria mediazione illecita, costituita dall’istigare Marroni al compimento di atti contrari al proprio ufficio, consistenti nell’intervenire sulla commissione aggiudicatrice della gara Fm4, per facilitare la Romeo Gestioni, mediante l’innalzamento del punteggio tecnico nella fase in corso di valutazione tecnica dei progetti”. In cambio, sempre secondo l’accusa, Russo si faceva dare da “Romeo utilità consistite nella stipula di un contratto di lavoro a favore” della sorella della sua compagna e “numerose ospitalità negli hotel di proprietà del gruppo Romeo, nonché si faceva promettere denaro in nero per sé e per Renzi Tiziano, nonché promettere la stipula di un contratto di consulenza”. Per questi fatti agli indagati erano accusati anche di aver turbato la procedura competitiva, cioè quel lotto della gara Fm4: accusa che però è stata archiviata.

Sansonetti all’Unità – Tornando al nuovo lavoro di Renzi, c’è da dire che l’ex Rottamatore ha preso il posto di Piero Sansonetti, che contestualmente passerà alla direzione de l’Unità, storica testata di sinistra rilevata da Alfredo Romeo, che ha spiegato la doppia scelta in una lunga nota pubblicata sul sito de il Riformista. “Ho accettato una sfida affascinante, sarò direttore per un anno” ha detto, per poi spiegare quale sarà la linea del suo giornale, che “spazierà tra il sovranismo di Meloni e la radicalità di Schlein” e che il suo lavoro punterà sulla “passione per il rapporto verità/vitalità”. Non solo. Parlando di possibili lettori e di linea politica del giornale, Renzi ha assicurato che non ci sarà “un legame con il Terzo polo, il Riformista sarà letto da una parte della maggioranza, il centrodestra riformista, e l’area del Pd che non si riconosce nella Schlein”. Parlando del suo doppio ruolo, Renzi ha sottolineato che “tanti parlamentari hanno fatto i direttori. Veltroni era vice direttore dell’Unità, Mattarella direttore del Popolo”, annunciando che “ci sarà un direttore, lo annunceremo a breve, perché non ho il tesserino“.

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