Neanche 48 ore dopo l’ultimo corteo per lo sciopero generale a Parigi, gli studenti e le studentesse sono tornate di nuovo in piazza. “Anche se Macron non lo vuole, noi ci siamo. Per i lavoratori e un mondo migliore, noi ci siamo”, gridano in coro tenendo stretti gli striscioni che si trascinano da giorni. La manifestazione è stata convocata dal comitato delle principali facoltà della regione parigina e che ha radunato centinaia di universitari. Partiti dalla centralissima piazza del Pantheon, hanno attraversato le strade del quartiere Latino per arrivare fino in piazza della Bastiglia. Con loro anche alcuni rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici, molti in sciopero totale dal 7 marzo scorso. “Questa lotta per la riforma delle pensioni ci permette di esprimere molte delle nostre rivendicazioni finora inascoltate, dal femminismo all’emergenza climatica”, dice Elise, 21 anni. “Siamo giovani e siamo poveri, facciamo fatica a riempire il frigorifero e ci aspettano lavori precari. Noi non sappiamo neanche se avremo una pensione e che pianeta avremo per vivere. E’ ora che la politica ci ascolti”. Le richieste sono molto chiare: non solo il ritiro della contestatissima riforma del governo di Emmanuel Macron, ma anche l’urgenza che la politica intervenga contro la precarietà, per l’aumento dei salari e la tutela dell’ambiente. Li raccontano bene i cori e i cartelloni: “Robespierre torna“, si legge poco distante sopra il cumulo di pattumiere e transenne fatto per bloccare l’ingresso dell’università di Diritto. E poi cantano: “Siamo tutti antifascisti” (rigorosamente in italiano), “siamo anticapitalisti” e “Macron ci fa la guerra”. C’è una banda che suona e il clima è di festa. Anche perché loro, i ventenni, credono che non ci sia alternativa per il governo e dovranno essere ascoltati. Lo dice anche Noemi: “Noi ci crediamo, perché è un fenomeno storico. Dal maggio 1968 non avevamo visto una mobilitazione simile, con l’asse tra studenti e lavoratori. Noi lo diciamo anche ai sindacati: non accetteremo compromessi e chiederemo di andare fino in fondo”. E chiude: “Per noi l’utopia è pensare che continuare così possa andare bene e che il clima smetta di bruciare”. Gli universitari chiedono che si mantenga la radicalità delle proteste e che non si facciano passi indietro. “Io sono qui in rappresentanza di un sindacato”, dice Antoine, “e anche io penso che non sarà possibile ignorare un movimento simile. Erano anni che non vedevamo così tante persone in piazza. E soprattutto che non si creava un asse tra tutti i settori che soffrono, dai più giovani agli anziani. Macron non potrà fare finta di niente”. Poco distante c’è Grégoire: “Io vengo da Grenoble, passavo di qui e ho trovato il corteo. Sono molto felice. Finalmente possiamo far sentire la nostra voce”. Di fianco ci sono Nahuel e Hassania, studentesse di psicologia al secondo anno: “Non finirà presto questo movimento. Che Macron si metta il cuore in pace. Il nostro malessere viene da lontano e riguarda tutti i giovani. Non solo francesi, ma anche europei. Non siamo legati ai sindacati, condividiamo le rivendicazioni, ma ne abbiamo di tante altre. Per noi non è concepibile alcun compromesso. Noi continueremo a essere in strada. Perché non abbiamo alternative”.

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