Nuova puntata della saga sul destino dei percettori del reddito di cittadinanza “occupabili” e con età superiore ai 50 anni. Se i parlamentari di Fratelli d’Italia, Lucio Malan e Ylenja Lucaselli, hanno mostrato incertezze sulla questione, ottimista e perentorio è invece il deputato Fabio Rampelli.
In un fitto botta e risposta con la capogruppo M5s del Senato, Barbara Floridia, e incalzato alla conduttrice di “Tagadà” (La7), Tiziana Panella, Rampelli si dilunga in una critica già sentita al reddito di cittadinanza: “È stato sicuramente drogato il mercato del lavoro e l’assistenzialismo è diventato un’abitudine, invece che un diritto riservato a quelle fasce sociali inabili al lavoro. E non mi riferisco solo ai disabili, ma anche a una categoria di fragilità sociale molto estesa, come quelli che vengono espulsi dalla catena produttiva a 65-70 anni – aggiunge – Ci sono tante categorie che vanno salvaguardate e noi non abbiamo nessuna intenzione di togliere a loro quest’assistenza. Poi ci sono le persone abili al lavoro, soprattutto giovani: non possiamo abituarli a stare dentro casa perché tanto arriva la paghetta di Stato a fine mese. È diseducativo e ingiusto, ma anche anticostituzionale”.

È anticostituzionale tagliare il reddito di cittadinanza – ribatte Floridia – Dei 660mila occupabili oltre il 70% sono persone che hanno superato i 50 anni e hanno un tasso bassissimo di scolarizzazione. Rimetterli nel mondo del lavoro è davvero difficile? Come pensate di occuparli?“.
Si accoda anche Tiziana Panella: “Se non li occupate, cosa succede ad agosto?”.
Rampelli snocciola le misure previste dalla finanziaria del governo Meloni, misure già presenti nella legge del bilancio 2021 del governo Conte Due e scadute il 30 giugno 2022: “Abbiamo fatto operazioni a integrazioni, per esempio l’azzeramento di pagamento di tasse per le aziende che assumono nuovi dipendenti e lo sgravio perle trasformazioni dei contratti a tempo determinato. Quindi – continua – si presuppone che di qui ad agosto 2023 ci saranno ancora più posti di lavoro. Ma abbiamo anche le grandi aziende come Poste italiane che si apprestano ad assumere qualche migliaio di persone, come portalettere e amministrativi. Quindi quelli possono essere posti di lavoro da offrire ai percettori, magari anche con una convenzione o un accordo”.

Panella ripete: “Ma alla fine degli 8 mesi se un percettore di reddito non riceve un’offerta che succede? Lo sapete già, ci state lavorando, state studiando qualcosa?”.
Rampelli risponde con toni meno ottimisti: “Sono ovviamente esperimenti che si fanno cercando di individuare degli indirizzi e quindi di costruire dei percorsi abilitanti: ti diamo lavoro però non puoi stare a casa a percepire la paghetta di Stato. Noi abbiamo lanciato una sfida, che è la sfida della produzione, della crescita, dello sviluppo. Ci auguriamo che questa sfida, se le nostre formule saranno efficaci, vedrà una produzione di posti di lavoro tale da non lasciare a casa nessuno“.

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