Musica

“La musica salva dal carcere”, il rap come percorso educativo: ecco “232 Mixtape”, il progetto discografico di 13 ragazzi in cerca di riscatto

Un progetto ambizioso e importante. L'etichetta indipendente Carosello Records ha dato l'opportunità a 13 ragazzi, provenienti da situazioni di disagio e dalle carceri minorili, di incidere un brano. Il progetto discografico “232 Mixtape”, appoggiato dall'Associazione 232, ha un messaggio importante: la musica può salvare dalla strada e dalla delinquenza

di Andrea Conti

La musica come opportunità di rivalsa. Il rap visto non come espressione di violenza, ma al contrario linguaggio per esprimere un disagio e liberarsene. Sono i concetti emersi durante un confronto alla Milano Music Week tra l’etichetta indipendente Carosello Records e l’Associazione 232, che promuove percorsi educativi attraverso la musica tra il carcere Beccaria, le comunità e i quartieri di Milano. Il risultato di questa collaborazione è il progetto discografico “232 Mixtape” di 13 giovani ragazzi, 10 rapper e 3 producer provenienti dall’Associazione. Il disco non è in vendita, ma è disponibile sul canale YouTube della 232. L’album raccoglie il lavoro dell’Associazione 232, frutto dell’impegno costante nell’istituto penale per minori “Cesare Beccaria“, nella comunità penale “Kayros” Onlus, nelle scuole, nei quartieri, nei laboratori rivolti a ragazzi e ragazze in difficoltà e a chi chiede di essere aiutato.

“La musica contribuisce alla conoscenza e alla consapevolezza di sé stessi. – ha affermato Fabrizio ‘Otis’ Bruno, educatore, rapper, consulente pedagogico e fondatore dell’Associazione 232 – Non è solo rap quello che sentirete in questo progetto, ma il frutto di quello che è stato il lavoro al laboratorio musicale del Carcere minorile Beccaria di Milano. Un lavoro importante che tiene impegnati i ragazzi che, presi dall’entusiasmo, si dimenticano anche di essere in carcere. È importante sensibilizzare i ragazzi nelle carceri di tutta Italia e molto dell’operatività dipende anche dai fondi e dalla distribuzione della ricchezza e dei fondi città per città. Trovo assurdo che un ragazzo di Milano abbia la giornata piena in carcere di attività e lavoro, mentre chi sta a Bari no. Ci sono troppi intoppi burocratici ancora oggi e vorrei che i direttori delle carceri capiscano quanto le attività musicali di questo genere siano importanti”.

Gli fa eco Dario Giovannini, dg di Carosello Records: “La musica e il rap hanno un potere salvifico. Questo messaggio viene travisato da certi media che fanno titoloni su alcuni personaggi che hanno problemi con la giustizia, sottolineando che sono dei rapper. Penso al ‘caso’ Baby Gang. Quando il rap, dicevamo, può essere invece strumento per uscire da una situazione difficile. Quindi è tutto il contrario. Si è cercato di dar a questi ragazzi una opportunità, anche banalmente uscire dal carcere per andare in studio per lavorare con un produttore serio. È stato un modo per riflettere e capire che si può fare qualcosa di diverso con la musica. Vedere gli sguardi dei ragazzi contenti e felici di aver avuto questa opportunità è stato emozionante e appagante. Tutto questo è stato fatto senza fine di lucro e non c’è alcun guadagno da parte nostra, ma vorrei fosse inizio di un percorso e spero che si possano vedere sempre di più iniziative del genere. Mi auguro anche che le carceri possano snellire procedimenti burocratici che non fanno altro che rallentare queste idee e queste iniziative. Noi stessi ci abbiamo messo più di un anno, non è stato facile. Spero che le istituzioni comprendano appieno questo messaggio”.

Infine tra i tredici ragazzi protagonisti del progetto discografico c’è il giovanissimo Torricelli Posse che ha inciso “Scrivo per rinascere”. Per proteggere la privacy degli aspiranti rapper si è ricorso a nomi d’arte. “Per me l’Associazione 232 ha rappresentato casa e un posto sicuro – ha affermato Torricelli Posse con un filo di commozione -, dopo un periodo difficile contrassegnato da diversi miei episodi di depressione. Solo un anno fa non avrei mai immaginato che avrei avuto l’opportunità di andare in Carosello e incidere un brano. Scrivo da cinque anni e non avevo mai avuto una occasione del genere, fino a quando non ho incontrato l’Associazione. Il futuro? Non mi aspetto nulla, se non migliorare nella scrittura”.

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