Quale che sia l’esito delle prossime elezioni ci avviamo con ogni evidenza a un ulteriore passaggio, quello dal governo dei sedicenti migliori a quello dell’Apocalisse. Ciò alla luce non solo delle innegabili propensioni fascistoidi della Meloni che forse verrà, quanto del trittico orripilante che ci troviamo di fronte, mirabilmente sintetizzato di recente da Papa Francesco: disastro climatico, pandemia e guerra. Il governo che ci attende si muoverà più o meno nel solco di quello che lo ha preceduto su questi ed altri temi. L’omaggio alle lobby infatti prevale di gran lunga su ogni interessamento alle sorti di noi disgraziati cittadini.

Si tratti di lobby armamentistiche, energetiche, del cemento o farmaceutico-ospedaliere, ne vanno garantiti i profitti a costo di piantare un altro chiodo sulla bara che ospita ormai da tempo il futuro del popolo italiano. Su queste micidiali lobby particolaristiche aleggia quella più generale costituita dai padroni interni ed internazionali che vogliono demolire ogni diritto della classe lavoratrice e quindi la base stessa della Costituzione repubblicana. La mostruosa inefficienza di cui hanno dato prova Draghi, Cingolani, Di Maio & C. non deriva solo dalla loro evidente incapacità ma costituisce il risultato di una precisa scelta.

Stesso dicasi ovviamente per il totale servilismo nei confronti degli Stati Uniti e della Nato sulla guerra in Ucraina e sulle sanzioni alla Russia. Salvaguardare sempre e comunque gli interessi dell’occidente in rapido declino è il loro imperativo categorico, a costo di farci congelare quest’inverno o arrostire in un purtroppo sempre meno improbabile olocausto nucleare. I prossimi governi, da chiunque guidati e composti, riceveranno dai direttori d’orchestra lo stesso spartito. Lo suoneranno, qualora si trattasse di Meloni & C., rendendo se possibile ancora più vomitevole la ricetta col ricorso a qualche specialità della casa: razzismo per gli immigrati, omofobia per gli Lgbt, un po’ di manfrina posticcia su Europa e sanzioni. Pugno duro e repressione verso chiunque si opponga, combinati ad eliminazione del reddito di cittadinanza e presidenzialismo a gogò.

Insomma Giorgia potrebbe combinare, con tutta la creatività e l’intelligenza di cui sarà capace, l’agenda prestabilita del grande capitale e della Nato col classico repertorio della peggiore destra. La prospettiva è quindi molto sconfortante. Nel Pd sconfitto si aprirà una caotica lotta per la successione a Letta, che tornerà a Parigi facendo contenti tutti tranne i suoi studenti. I furbetti del neocentrismo si sforzeranno di condizionare destre e Pd in forza non tanto del loro scarso risultato quanto del loro legame diretto e privilegiato colle lobby di cui sopra. I Cinquestelle otterranno un buon successo e dovranno approfondire la riflessione sulla loro identità. Occorrerà quindi predisporre idee ed energie per organizzare l’opposizione alla catastrofe sociale ed ecologica che si prepara.

Da tale ultimo decisivo punto di vista le attuali elezioni presentano un aspetto confortante e cioè la presenza di una nuova formazione politica come Unione popolare, in grado di coniugare radicalità di pensiero, unità ed efficacia nell’azione politica, capacità di rappresentare senza ambiguità e senza infingimenti gli interessi e le aspettative del popolo italiano che dell’inquietante scenario che si va preparando sarà senza dubbio la vittima sacrificale. Il voto ad Unione popolare, forza ancora in fieri che deve superare a pieno i tradizionali difetti di leaderismo, istituzionalismo e settarismo della sinistra italiana, rappresenta quindi la scelta giusta da fare domenica, nella consapevolezza che la partita cui ci stiamo attrezzando va ben oltre queste elezioni scialbe e bizzarre. Una scelta ben più significativa dell’astensionismo che esprime solo un pur legittimo sconcerto o del voto inutile, anzi dannoso, per chi ci ha portato in questa situazione. Una scelta, quella del voto a Unione Popolare, non a caso vergognosamente boicottata da televisioni e giornalini asserviti al potere.

La scelta di una forza che gode degli appoggi più importanti e significativi a livello europeo, da Mélenchon a Podemos, ed esprime per questo la necessaria alternativa in prospettiva continentale. Come dicono le vittime del recente disastro marchigiano, il Paese è allo sbando. Occorre quindi riprenderne le redini, sostituendo al più presto gli attuali zuzzurelloni, si chiamino essi Letta, Meloni o Calenda, che rispondono solo a coloro che li tengono al guinzaglio, con una dirigenza collettiva fortemente legata al Paese reale, fedele alla Costituzione e sensibile ai diritti e al futuro dell’Italia, nostra patria comune. Questo è l’impegno indefettibile di Unione Popolare: costruire l’opposizione strategica per la futura alternativa complessiva al governo del Capitale, della Nato e delle mafie comunque travestite.

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