Con il pretesto del sovraffollamento delle carceri Silvio Berlusconi sale di nuovo su alcuni dei suoi cavalli di battaglia trentennali: riformare la giustizia penale. E in particolare, ecco la prima proposta, presentata nella sua pillola quotidiana nei video sui social: lasciare il carcere preventivo solo per chi ha commesso reati gravissimi come omicidio, violenza sessuale e terrorismo e trovare pene alternative per tutti gli altri, compresi ovviamente quelli per reati da colletti bianchi, ma evidentemente anche quelli riuniti nell’insieme della cosiddetta microcriminalità e sarebbe curioso sapere cosa ne pensano gli alleati Matteo Salvini e Giorgia Meloni che sono spesso molto sensibili al tema dei furti, delle rapine e dello spaccio. La seconda proposta, anche questa un vecchio ritornello che suona da una trentina d’anni: introdurre la cauzione “per limitare le carcerazioni preventive”. Insomma la libertà è per chi ha il denaro per pagarsela. Una proposta che Berlusconi ripete almeno una volta all’anno, in tutte le campagne elettorali. Basti pensare che se ne trova traccia fino al 2013, quando a rispondergli fu l’allora presidente della Camera Gianfranco Fini, in rotta totale con l’ex premier, a rispondergli così: “La proposta di Berlusconi di sostituire il carcere con il pagamento di una cauzione è l’ennesimo esempio di una giustizia costruita a sua misura. Si tratta di una proposta singolare: creerebbe forti disparità e favorirebbe chi ha disponibilità economica”.

Le due proposte di Berlusconi sono avvolte dentro il tema, questo serissimo, del sovraffollamento delle carceri per affrontare il quale serve costruire nuove carceri e dall’altra “migliorare le condizioni di lavoro degli agenti di custodia” (non specifica in che modo). “Io sono un garantista, il che significa adottare il massimo delle attenzioni per salvaguardare un possibile innocente, ma sono convinto che i veri colpevoli vadano puniti, anche in maniera severa – dice – Però lo Stato non può mai abbassarsi al livello dei criminali che vuole punire. Se il carcere diventa un luogo di tortura, di violenza, di promiscuità, allora non soltanto non serve a rieducare i detenuti, ma sortisce l’effetto opposto: anche chi è stato punito per una colpa lieve, nelle nostre carceri rischia di diventare un vero criminale“. “E questo – aggiunge – per non parlare di chi è in carcere in attesa di giudizio e spesso poi si dimostra innocente”. Il leader di Forza Italia ricorda alcuni dati sui penitenziari italiani: “Da trent’anni sono 1000 persone all’anno, tre ogni giorno, ad andare in prigione senza aver commesso alcun reato, senza avere alcuna colpa, come poi risulterà dall’esito dei loro processi. La sintesi delle attuali situazioni: nelle carceri italiane sono recluse 55mila persone, quando il numero di posti letto è di 50mila. In alcune carceri vi sono 12 detenuti in una sola cella, con un solo bagno in condizioni precarie. Le celle sono torride d’estate e gelide d’inverno. La possibilità di percorsi rieducativi è soltanto teorica, la qualità del cibo è pessima, il servizio sanitario è assolutamente carente. Il risultato è un suicidio ogni tre giorni, un detenuto che non ne può più si toglie la vita”. Cita Voltaire: “Il grado di civiltà di un Paese dipende anche dalla condizione delle sue carceri. Ed è nell’interesse di tutti che dal carcere escano cittadini riportati sulla strada dell’onestà e non criminali, carichi di risentimento e di odio verso lo Stato e verso gli italiani”. Tutto vero e anche tutto credibile se Berlusconi non fosse la stessa persona che ha presieduto tre governi negli ultimi 28 anni e non abbia partecipato ad altri due governi attraverso le “larghe intese”.

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