La stampa odierna si occupa quasi esclusivamente della propaganda elettorale che infuria tra i vari partiti, i quali non nascondono di puntare allo scopo di accaparrarsi quante più poltrone possibili. Ciò è dimostrato dal fatto che i partiti finora più conosciuti lanciano slogan che cercano di colpire le emozioni degli elettori, slogan ed emozioni destinate a spegnersi nel nulla come fiammate estemporanee.

Si distingue in questo settore soprattutto la Lega, che pone come obiettivi di governo la flat tax (che poi danneggia il popolo e favorisce i ricchi), la sicurezza e l’immigrazione. Più sottile è la reazione di Fratelli d’Italia, infatti Meloni è riuscita a conquistare come propri candidati nomi di prestigio come Marcello Pera, Giulio Tremonti e Carlo Nordio, una scelta che dovrebbe servire a oscurare le idee autoritaristiche, da identificarsi soprattutto con il presidenzialismo, dalla stessa propalate, ma che non sembrano aver riscosso il plauso degli elettori; mentre Forza Italia si appoggia sugli stessi obiettivi di Salvini e Meloni.

Sul campo opposto non si distingue il Pd, il quale in sostanza si accoda alla politica del centrodestra e non propone nulla di nuovo. La realtà è che questi partiti di vecchio stampo vivono in un mondo assolutamente separato dai reali bisogni della nazione. Si tratta in sostanza di neoliberisti che finora non hanno saputo fare di meglio che distruggere norme fondamentali della nostra vigente Costituzione repubblicana con leggi incostituzionali, che hanno trasformato il sistema economico produttivo di stampo keynesiano in un sistema economico predatorio di stampo neoliberista, il quale ha donato ai ricchi la proprietà pubblica demaniale del popolo e ha distrutto il valore del lavoro – che la nostra Costituzione considera strumento costruttivo del nostro Stato-Comunità e non un costo d’impresa da ridurre al minimo con retribuzioni da fame o mediante il cosiddetto precariato.

Di questa competizione elettorale si occupa anche il quotidiano La Stampa (organo del Pd), il quale pone in evidenza l’emersione, in questo avvilente teatro elettorale, di Unione Popolare. Coalizione guidata da Luigi De Magistris che, nonostante i molti ostacoli che tra l’altro hanno illegittimamente costretto questa compagine politica alla raccolta delle firme (dalla quale si sono esentati con legge apposita i partiti dominanti), ha conseguito una prima grande vittoria, riuscendo a raccogliere, in condizioni difficilissime e in soli dieci giorni, oltre 60mila firme.

Questo grande successo impensierisce detto quotidiano, il quale titola: “Mai sottovalutare De Magistris, pronto a surfare un’altra volta”, proseguendo con l’affermare che “tanti hanno cercato di liquidarlo, ma con Unione Popolare correrà in tutta Italia”. Io, come è noto, non faccio politica, ma è mio dovere di studioso del diritto segnalare che questa nuova coalizione con a capo De Magistris è l’unica che ha il coraggio di porre in primo piano l’attuazione della Costituzione e di opporsi all’universale accettazione del pensiero neoliberista, il quale è riuscito a realizzare, con leggi incostituzionali emanate dall’assassinio di Aldo Moro in poi, un sistema economico predatorio attraverso il quale i più ricchi riescono a impossessarsi dei beni in proprietà collettiva demaniale dell’intera comunità.

A confronto dei realistici obiettivi appena descritti di Unione Popolare, appare stridente l’indifferenza dell’attuale governo nei confronti delle speculazioni economiche sul gas che, al solo annuncio di uno stop delle forniture dal 31 agosto al 2 settembre del gasdotto russo Nord Stream 1, ha già fatto salire a 283 euro al chilowattora il suo prezzo, e l’inerzia che il governo stesso sta dimostrando nei confronti della nostra compagnia di bandiera, la quale non doveva essere posta sul mercato ma restare un’azienda pubblica e per la quale si trovano acquirenti che vogliono pagare prezzi infimi. A questo ci ha portato il neoliberismo al quale tutti i partiti, escluso De Magistris, hanno aderito.

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