Ora Giorgia Meloni “tolga la fiamma dal simbolo”. Dopo il video – in inglese, francese e spagnolo – con cui la presidente di Fdi ha voluto rassicurare la stampa estera sulla sua estraneità da qualsiasi rigurgito mussoliniano, affermando che “la destra ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni condannando le infami leggi anti-ebraiche“, la richiesta di eliminare dal simbolo di Fratelli d’Italia il riferimento al Movimento sociale italiano arriva da più parti, in primis dalla senatrice a vita Liliana Segre e anche dal Partito democratico che chiede di andare oltre e di offrire maggiori ‘garanzie’.

La senatrice a vita affida il suo commento a Pagine Ebraiche: “Nella mia vita ho sentito di tutto e di più, le parole pertanto non mi colpiscono più di un tanto. A Giorgia Meloni dico questo: inizi dal togliere la fiamma dal logo del suo partito”, sottolinea Liliana Segre. “Partiamo dai fatti, non dalle parole e dalle ipotesi”, aggiunge. Sulla stessa linea il Partito democratico. “Vuole consegnare il fascismo alla storia? Allora tolga la fiamma del Movimento Sociale Italiano dal simbolo”, è il mantra dei Dem. Più in generale, dal Nazareno si continua a puntare il dito sulla politica estera di Fdi, ricordando come, sul Piano di Ripresa e Resilienza, all’Eurocamera per ben tre volte gli eurodeputati meloniani non abbiano votato a favore.

Si tratta, al momento, soprattutto di schermaglie elettorali, destinate tuttavia a crescere di intensità man mano che si avvicinerà la data del voto. Ma su questo punto FdI non sembra voler cedere: la fiamma, che rimanda a quella di Alleanza Nazionale e del Movimento Sociale Italiano, dal simbolo non la toglierà. “Non è il Pd a rilasciare patenti di democraticità, esiste una Costituzione e a questa ci atteniamo”, è la chiusura di Fabio Rampelli. Eppure, per il Pd la presa di distanza di Meloni rispetto al fascismo è “tardiva” e legata esclusivamente a necessità elettorali. “Tra un po’ Meloni diventerà più europeista di Macron e Draghi ma il suo partito ha proposto l’uscita dall’euro“, attacca la Dem Alessia Rotta. Posizioni che, insistono dal Nazareno, preoccupano non poco nelle istituzioni Ue: Fdi, con la sua vicinanza ai partiti di estrema destra europea e all’ungherese Viktor Orban, continua a destare preoccupazione a Bruxelles. Dalla Commissione, però, si mantiene un atteggiamento in linea con il principio di non interferenza sulle questioni interne agli Stati, in particolar modo in tempo di campagna elettorale.

E alla senatrice a vita replica Ignazio La Russa: “Con tutto il dovuto rispetto per la signora senatrice Segre che stimo, mi permetto di ricordare a scanso di ogni equivoco che la fiamma presente nel simboli di Fratelli d’Italia – oltretutto senza la base trapezoidale che conteneva la scritta Msi – non è in alcun modo assimilabile a qualsiasi simbolo del regime fascista e non è mai stata accusata e men che meno condannata, come simbolo apologetico“, afferma il senatore di Fratelli d’Italia. “Spero, inoltre – aggiunge La Russa – di non essere irriguardoso nel ricordare che il marito della stessa senatrice Segre, che ho personalmente conosciuto e apprezzato, si candidò con Almirante sotto il simbolo della fiamma con la scritta Msi senza ovviamente rinunciare alla sua lontananza dal fascismo”, ha concluso Ignazio La Russa.

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