A tre settimane dagli arresti domiciliari, torna libera l’ex sindaca di Terracina Roberta Tintari (Fratelli d’Italia). Alla politica era stata notificata un’ordinanza il 19 luglio scorso nell’ambito di una indagine della Procura di Latina che riguardava anche la gestione del demanio marittimo nella cittadina pontina. I giudici del Riesame, dopo una istanza presentata dai difensori, hanno disposto per la Tintari, l’obbligo di firma due volte alla settimana, attenuando la misura cautelare. L’ex sindaca il 20 luglio aveva rassegnato le dimissioni dalla carica di prima cittadina.

Dopo la decisione del tribunale della Libertà, Tintari ha contestato l’impianto accusatorio della procura definendo “illegittima” la misura cautelare disposta a suo carico. “Ho sentito il dovere di dimettermi per tutelare i miei familiari da tutto il fango che si è riversato anche su di loro. Il Tribunale del Riesame ha ora annullato l’ordinanza che ha disposto il mio arresto e, indirettamente, ha determinato il commissariamento del Comune di Terracina: ben quattro dei cinque capi di imputazione a me contestati per l’arresto, sono stati posti nel nulla dal Tribunale di Roma“.

I giudici hanno confermato il capo di imputazione che riguarda la delibera comunale del 25 agosto del 2017 relativa alla finalità del ponte pedonale realizzato sul ‘portocanale’ a Terracina. “Valuterò con i miei avvocati Massimo D’Ambrosio e Dino Lucchetti, non appena saranno depositate le motivazioni del provvedimento del Riesame, se ricorrere contro questa residua limitazione imposta alla mia libertà – aggiunge Tintari a cui sono contestati i reati di turbata libertà degli incanti e falso – ma resta il fatto che oggi posso affermare che il mio arresto è stato disposto illegittimamente. Il danno alla mia persona e alla mia dignità è incalcolabile, ma saprò risollevarmi con la fede e nella piena coscienza di aver operato nell’interesse generale, mai personali”.

L’indagine vede indagate complessivamente una cinquantina di persone, tra cui anche l’eurodeputato di Fdi, Nicola Procaccini. Al centro del procedimento la gestione delle concessioni balneari e marittime e una serie di appalti. Procaccini, commentando la decisione del Riesame, ha affermato di provare “gioia e amarezza”. “Ho gioito per l’amica onesta e pulita – ha affermato l’eurodeputato – per la collega attenta e disponibile in tanti anni di buona amministrazione insieme. Ma ho provato anche tanta amarezza perché, secondo i giudici del Riesame, il sindaco di Terracina non doveva essere arrestata e come lei tutti gli altri”

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

“Il Quirinale ammorbidì la politica carceraria e la mancata proroga dei 41bis fu un segnale a Cosa nostra”: nella sentenza sulla Trattativa il ruolo di Scalfaro e Conso durante le stragi

next