Alle 17 locali (11 in Italia) 49 caccia e 13 navi da guerra cinesi hanno attraversato la linea media informale che divide lo Stretto di Taiwan. Lo ha reso noto il ministero delle Difesa di Taipei mostrando così la portata dell’azione militare messa in piedi dalla repubblica Popolare in risposta al viaggio della speaker della Camera, Nancy Pelosi, per offrire sostegno all’isola ‘ribelle’. “Dopo le azioni della Cina durante la notte, abbiamo convocato l’ambasciatore della Repubblica popolare cinese, Qin Gang, alla Casa Bianca per parlargli delle azioni provocatorie della Repubblica Popolare cinese“: il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa, John Kirby, ha risposto alle azioni di Pechino annunciando le iniziative di Washington che portano più che mai le due superpotenze ai ferri corti, come testimonia anche la scelta della Cina di sospendere il dialogo con gli Stati Uniti dal punto di vista non solo degli alti gradi militari, elemento ridimensionato da Washington secondo cui un canale è in realtà rimasto aperto, ma anche dal punto di vista della cooperazione giudiziaria e sul fronte del cambiamento climatico. Tanto che il segretario di Stato, Antony Blinken, ha già dichiarato che le esercitazioni rappresentano “un’escalation notevole” che “destabilizzerà la regione”.

Pechino, inoltre, ha annunciato sanzioni– non ancora specificate- nei confronti della speaker della Camera americana, Nancy Pelosi, per la sua visita a Taiwan dei giorni scorsi che ha infiammato gli animi. Pelosi, secondo quanto dichiarato in una nota dal ministero degli Esteri cinese, avrebbe ignorato le preoccupazioni e la ferma opposizione della Cina alla sua visita nell’isola. Gli Stati Uniti hanno condannato le sanzioni ritenendole semplicemente ingiustificate, come affermato dal portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby.

E’ ormai scontro aperto fra Washington e Pechino sulla vicenda della tour di Nancy Pelosi in Asia, durante il quale la speaker della Camera ha fatto tappa anche a Taipei, mandando su tutte le furie la Cina. Così, dal piccato scambio di battute fra le due superpotenze si è passati rapidamente ai fatti con l’avvio da parte delle forze cinesi di una massiccia esercitazione attorno a Taiwan. Alle 11 ora locale (le 5 in Italia), infatti, aerei e navi da guerra cinesi hanno attraversato la linea mediana dello Stretto di Taiwan. A riferirlo è stato il ministero della Difesa dell’isola che in una nota ha definito le ultime manovre da parte di Pechino “provocatorie”. Si è aperto così il secondo giorno di esercitazioni cinesi attorno all’isola dove la tensione sta salendo sempre di più. Di fronte alle manovre militari che stanno animando i cieli sopra Taipei, la compagnia aerea Singapore Airlines ha deciso di annullare i voli per e da Taiwan a causa della “crescente restrizione dello spazio aereo” dovuta alle pericolose esercitazioni militari cinesi in quella striscia di mare che separa l’isola ” ribelle”– come la definisce Pechino- dalla Cina. “La sicurezza del nostro staff e passeggeri sono la nostra priorità”, ha dichiarato il portavoce della compagnia aerea in un’intervista rilasciata ai media locali.

Dopo la visita della speaker della Camera, Nancy Pelosi, a Taiwan, dunque, la tensione nell’indopacifico non sembra attenuarsi, anzi. Quello a cui si sta assistendo attorno all’isola è una rapida e pericolosa escalation militare. A buttare benzina sul fuoco e irritare Pechino ancora una volta, sono le dichiarazioni della rappresentante della Camera americana che, durante la sua permanenza a Tokyo, tappa finale del suo tour asiatico, ha affermato che la Cina non isolerà Taiwan impedendo ai funzionari statunitensi di recarsi lì. Pelosi accusa direttamente Pechino, infatti, di aver cercato di isolare Taipei anche di recente impedendo all’isola di entrare a fare parte dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. “Potrebbero cercare di impedire a Taiwan di visitare o partecipare in altri luoghi, ma non isoleranno Taiwan impedendoci di viaggiare lì”, ha dichiarato la speaker. La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen ha affidato ad un tweet il suo appello alla comunità internazionale affinchè fermi questa pericolosa escalation: “Il nostro governo e le nostre forze armate stanno monitorando da vicino le esercitazioni militari cinesi e le operazioni di guerra dell’informazione, pronti a rispondere se necessario. Invito la comunità internazionale a sostenere la Taiwan democratica e a fermare qualsiasi escalation della situazione della sicurezza regionale”.

Anche il segretario di Stato americano Antony Blinken ha definito la reazione della Cina alla visita di Pelosi a Taiwan come “clamorosamente provocatoria”.
Blinken che si trova in Cambogia per partecipare al Summit dell’ Asean, organizzazione che riunisce le nazioni del Sud-est asiatico, ha affermato che Pechino ha cercato di intimidire non solo Taipei, ma anche i vicini, dopo aver lanciato le manovre militari più grandi di sempre nello Stretto di Taiwan, puntando al cambio dello status quo. Il riferimento è al Giappone che, nella giornata di ieri, ha denunciato la caduta di cinque missili cinesi nella sua zona economica esclusiva. Il primo ministro giapponese Fumio Kishida ha affermato che le esercitazioni militari della Cina intorno a Taiwan rappresentano un “grave problema” che minaccia la pace e la sicurezza regionale. I lanci devono essere “fermati immediatamente”, ha affermato Kishida parlando dopo la colazione con Nancy Pelosi e una delegazione del Congresso, commentando l’iniziativa militare di Pechino che coinvolge sei zone attorno a Taiwan. Secondo quanto riferisce Bloomberg, durante il Summit dell’ Asean a cui hanno partecipato anche il ministro degli esteri cinese e russo, Wang Yi e Sergei Lavrov, il Segretario di Stato americano ha cercato di ridimensionare lo scontro, rimarcando che la visita di Pelosi era pacifica. Il ministro degli esteri russo gli risponde prendendo le difese di Pechino– che non ha mai condannato apertamente l’invasione russa dell’Ucraina- e rilanciando l’accusa rivolta alla speaker della Camera di aver provocato la tensione con la sua visita a Taiwan.

Pechino non ci crede e bolla l’ingerenza degli Stati Uniti nel rapporto Cina – Taiwan- rappresentata dalla visita di Nancy Pelosi sull’isola- come una grave violazione dell’integrità territoriale della Cina. Pechino “impedirà al Paese di dividersi con la più forte determinazione, usando tutti i mezzi e ad ogni costo. La visita di Pelosi a Taiwan è una palese manipolazione politica e un’evidente e grave violazione della sovranità e dell’integrità territoriale della Cina”. A dirlo è stato il vice ministro degli Esteri cinese Deng Li che ieri ha convocato gli ambasciatori europei- oltre a quello giapponese, Hideo Tarumi-per protestare contro le dichiarazioni rilasciate dai Paesi del G7 e dell’Unione Europea sull’esercitazione militare “senza precedenti” che Pechino sta conducendo intorno all’isola. “In risposta alla collusione tra Stati Uniti e Taiwan, il contrattacco della Cina è naturale”, ha aggiunto il ministro cinese.

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