“Il tema ambientale non solo non è stato affrontato in Parlamento, ma neanche in campagna elettorale”. A due mesi dalle elezioni politiche, tra le attiviste e gli attivisti ambientali che si sono ritrovati a Torino al Climate Social Camp la fiducia nelle forze politiche sembra essere molto bassa. “Il panorama è molto triste – commenta Sergio – sia a destra sia al centro se si pensa all’indignazione di Draghi nei confronti chi ha osato criticare il rigassificatore di Piombino”. E a sinistra? L’unico leader nazionale che si è visto al campeggio è stato il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Ma siamo consapevoli che le forze politiche possono dire quello che vogliono, ma poi fanno alleanze e devono scendere a compromessi – spiega una delle portavoce italiana Martina Comparelli che precisa – non daremo indicazioni ma studieremo i programmi poi ognuno farà quello che si sente”. Tra i vari cartelli esposti dai giovani c’è quello di Stefania, 27 anni: “Se volete il nostro voto, dovete venire a prenderlo”. Il governo precedente è stato “bocciato” dagli attivisti e il ministero della transizione ecologica viene bollato come “fuffa” da Elena, una delle attiviste torinesi. Che fare dunque? “Scegliere tra i negazionisti e tra chi invece fa finta di ascoltarci è impossibile – conclude Sebastiano – creeremo una nuova strada, che non significa creare un partito, ma scendere con ancora più forza nelle strade e nelle piazze”. Con un obiettivo ulteriore: “Coinvolgere anche altri settori perché non c’é giustizia climatica senza giustizia sociale”.

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