La Cina ha registrato lo scorso giugno un surplus commerciale (differenza tra valore delle esportazioni e delle importazioni) prossimo ai 100 miliardi di dollari, il valore più elevato di sempre e superiore di oltre 20 miliardi all’avanzo registrato lo scorso maggio. Il valore dell’export è salito a 331 miliardi, il 17,9% in più di giugno 2021 e in accelerazione rispetto alla crescita dei mesi precedenti. Le importazioni sono salite in media di un modesto 1% a 233 miliardi, particolarmente a causa della debolezza delle costruzioni, ma quelle dalla Russia sono balzate del 56% raggiungendo i 9,7 miliardi di dollari. Mentre gli Stati Uniti valutano la riduzione di alcune tariffe doganali, le esportazioni cinesi verso gli Usa sono salite del 19.3% a 56 miliardi, l’import si è invece attestato a 14,6 miliardi di dollari in rialzo dell’1,7%. Nei primi 6 mesi dell’anno il surplus tocca così i 390 miliardi di dollari, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2019 e pari al 5% del Pil del paese.

Il buon andamento della bilancia commerciale è riconducibile all’allentamento dei lockdown che nei mesi scorsi hanno interessato soprattutto le aeree nevralgiche di Pechino e Shanghai. I container transitati lo scorso giugno dal porto di Shanghai sono stati il 95% in più dell’anno prima. Ad aiutare il boom dell’export anche il forte incremento (+ 30%) delle auto vendute, in tutto 248mila. Il gigantesco avanzo commerciale non è necessariamente un bene. Anzi, come ricostruisce l’economista esperto di Cina Michael Pettis è il sintomo di un peggioramento della qualità della crescita economica del paese.

Il governo cinese punta su una crescita economica più sostenuta nella seconda metà dell’anno nella speranza di raggiungere l’obiettivo di un incremento del Prodotto interno lordo del 5,5%. Pechino ha erogato ulteriori stimoli fiscali, ha aumento la spesa per le infrastrutture e ha ridotto le tasse per le imprese, per sostenere l’economia.

Il dato giunge in un momento non semplice per il paese, soprattutto per quanto concerne il settore bancario. Nei giorni scorsi a Zhengzhou un nutrito gruppo di cittadini ha preso d’assalto la locale filiale della Bank of China dopo che i loro conti bancari erano stati bloccati. In queste settimane banche hanno congelato milioni di dollari in depositi, dicendo ai risparmiatori che hanno bisogno di aggiornare i loro sistemi interni. Da allora, i clienti non hanno più ricevuto alcun tipo di comunicazione. In realtà il blocco dei prelievi sarebbe dovuto a problemi di liquidità del sistema bancario. In tutto il paese aumentano gli acquirenti di nuove case che si rifiutano di pagare i mutui a causa dei ritardi dei progetti e del calo dei prezzi immobiliari intercorso nel frattempo. Lo hanno scritto gli analisti di Citigroup in un rapporto diffuso oggi. I rifiuti di pagamento sottolineano come la tempesta che sta travolgendo il settore immobiliare cinese stia ora colpendo la classe media, rappresentando una minaccia per la stabilità sociale. Le banche cinesi già alle prese con le sfide dello stress di liquidità tra gli sviluppatori ora devono anche prepararsi alle inadempienze degli acquirenti di case.

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