Dalle elezioni Europee tanto è cambiato nel contesto politico italiano. Ma cosa è successo nel flusso dei voti rispetto al 2019? A presentare lo scenario è Nando Pagnoncelli con le stime Ispos per il Corriere della Sera. Fratelli d’Italia, partito che ha ottenuto la crescita maggiore rispetto alle Europee (quando ottenne poco più del 6%), oltre a beneficiare della fedeltà dei suoi elettori ottiene una considerevole fetta di elettori che prima votavano Lega.

Secondo le stime, infatti, metà (49%) dell’attuale elettorato di Giorgia Meloni nel 2019 votarono Lega. Mentre il 79% di quelli che votarono Fdi sono pronti a rifarlo. Buona percentuale di elettori fedeli anche per il Partito Democratico: il 74,9% riconferma il voto espresso alle europee. Mentre il 7,8% dei delusi va verso l’astensione, il Pd presenta una limitata capacità di attrazione di nuovi elettori (anche se il 9,7% proviene dall’astensione e il 4,3% dal M5S). Il partito di Giuseppe Conte, invece, ha perso più della metà dei voti ottenuti alle Europee e gran parte dei delusi propendono verso l’astensione (il 23,6%). Il 5,9% voterebbe Meloni e il 5,4 Pd. Anche la Lega presenta numeri molto più distanti da quelli del 2019: oggi solo poco più di due elettori su cinque delle Europee (41,9%) riconfermerebbe il voto al partito di Matteo Salvini. E quasi uno su tre voterebbe Meloni. Infine Forza Italia perde un terzo dei voti delle Europee gran parte dei quali (l’11,4%) voterebbe Meloni o è propensa ad astenersi.

Se si andasse a votare oggi il centrodestra otterrebbe la maggioranza di Camera e Senato sia con l’attuale legge elettorale che con un eventuale sistema proporzionale con sbarramento al 4%. E’ il quadro presentato da Alessandra Ghisleri su La Stampa. Secondo le intenzioni di voto il primo partito è Fratelli d’Italia, con il 22,3%, seguito dal Partito Democratico al 21,4%. Per la Lega il 14,5% dei voti e si ferma all’11,3% il Movimento 5 Stelle. In questo modo (con Forza Italia all’8,3%) il centrodestra si attesterebbe al 47,5% mentre Pd, M5s e altri partiti del centrosinistra supererebbero di poco la soglia del 37%. Numeri che darebbero, con l’attuale sistema elettorale, 206 seggi alla Camera e 103 al Senato al centrodestra, contro i 170 deputati e 84 senatori al “Campo largo“. Situazione simile con un eventuale sistema proporzionale, con sbarramento al 4%, che però taglierebbe fuori però alcuni dei partiti minori. Pesano comunque indecisi e astenuti, al 40%.

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