Affitti brevi, approvata la norma per tutelare il centro storico di Venezia: limiti al numero di immobili e alla durata delle locazioni
Venezia potrà limitare le locazioni turistiche brevi. Con l’approvazione dell’emendamento 37-bis al decreto Aiuti il capoluogo veneto fa da apripista in Italia, dove manca ancora una regolamentazione a livello nazionale. Non poteva che essere la città del turismo di massa per eccellenza – che conta ufficialmente circa 8mila immobili affittati ai turisti – ad aprire le danze di quello che sembra ormai un processo inevitabile, ovvero porre un freno al proliferare delle conversioni a uso turistico degli immobili, per preservare la residenzialità. In tutto il mondo, infatti, soprattutto con l’esplosione delle piattaforme digitali, i centri storici e le città in generale (in particolare quelle maggiormente esposte all’overtourism) soffrono la riduzione della disponibilità di affitti per i residenti e l’aumento dei canoni, con la conseguenza di vedere città d’arte e centri storici trasformati gradualmente in parchi a tema abitati sempre più da turisti mordi e fuggi.
Ora Venezia potrà limitare il potere del mercato e stabilire zona per zona come regolamentare le locazioni turistiche brevi. Esultano le associazioni degli inquilini e i promotori di una legge nazionale per estendere a tutta la Penisola la facoltà decisa per la città lagunare, come gli attivisti della campagna Alta tensione abitativa, da mesi impegnati nella diffusione di una proposta simile a quella contenuta nell’emendamento recentemente approvato per Venezia (“Un primo fondamentale passo nella giusta direzione”). Non tutti però accolgono con favore la novità, a partire dai proprietari e dai gestori di locazioni turistiche, che promettono battaglia.
L’emendamento – L’emendamento in questione, proposto dal deputato veneziano Nicola Pellicani (Pd) ma rivisto alla luce della proposta di legge per la salvaguardia della vivibilità dei centri storici, presentata dal sindaco di Firenze Dario Nardella, è passato anche con il timbro del ministro per la Pubblica Amministrazione, il veneziano Renato Brunetta. A favore le forze di governo (Iv astenuta). Di cosa si tratta? Il Comune di Venezia potrà stilare un regolamento “per individuare in modo differenziato per ambiti omogenei, con particolare riguardo al centro storico e alle isole della laguna, limiti massimi e presupposti per la destinazione di immobili residenziali ad attività di locazione breve”, seguendo principi di “proporzionalità, trasparenza, non discriminazione, rotazione, tenuto conto della funzione di integrazione al reddito della locazione breve per i soggetti che svolgono tale attività in relazione a una sola unità immobiliare”. In soldoni, il Comune lagunare potrà decidere zona per zona (o sestiere per sestiere, oltre alle isole come il Lido, Pellestrina, Murano, Burano etc.) quanti immobili destinare alle locazioni turistiche brevi. Con l’obiettivo di “favorire l’incremento dell’offerta di alloggi in locazione per uso residenziale di lunga durata nella città storica di Venezia”. Un tema non da poco, per una città in emergenza abitativa da decenni: seppure il Comune conti 256mila abitanti (erano 367mila nel 1968), la città storica ne conta solo 50mila, che entro l’estate, secondo le previsioni, scenderanno a 49mila.
La seconda novità è un limite temporale: fino a 120 giorni l’anno, anche non continuativi, le locazioni brevi turistiche saranno libere. Nella restante parte dell’anno, invece, il Comune avrà facoltà di autorizzarle, subordinandole al “mutamento di destinazione d’uso e categoria funzionale dell’immobile”. Facendo perdere al proprietario i vantaggi della cedolare secca (non necessariamente locazioni “residenti” ma anche altre tipologie che rientrerebbero tra le attività imprenditoriali con partita Iva).
Le reazioni – Soddisfatto l’artefice della proposta, Pellicani, secondo cui le locazioni brevi sono “ormai fuori controllo”. Plaude anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, secondo cui “il turismo è una risorsa fondamentale, ma i flussi vanno regolati”. Ora sarà l’amministrazione veneziana a dover prendere di petto la questione. E già si parla di estendere la norma al di fuori della laguna. Da Stefano Chiappelli, segretario generale del Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari), allo stesso sindaco di Firenze Nardella. Di parere opposto, invece, la neonata associazione Bre.VE, costituita per tutelare proprietari e gestori di locazioni turistiche brevi a Venezia. “Restano tutti i presupposti di incostituzionalità, discriminazione tra cittadini e lesioni della proprietà privata”, commenta la presidente Olimpia Scappini, che annuncia “un futuro di contenziosi” e si appella a “tutti i veneziani perché si mobilitino contro chi vuole mortificare Venezia”. Contrari anche i rappresentanti dell’Aigab (Associazione gestori affitti brevi) e di Confedilizia (“Se l’intento è quello di accrescere l’offerta di abitazioni in affitto per uso residenziale, a Venezia come in altre città d’arte, la strada non è quella delle misure punitive, ma quella delle politiche incentivanti”, è il commento del presidente Giorgio Spaziani Testa). Ora si vedrà se il solco tracciato per Venezia segnerà il cammino anche per il resto d’Italia. Come già avviene in molti paesi d’Europa.