“Ho 20 anni e ho deciso di dedicare i miei anni migliori al clima”. Da circa due mesi Wiktoria Jedroszkowiak ha lasciato la sua casa, gli amici e l’università, in Polonia. Ora gira l’Europa in treno per protestare per la giustizia climatica e contro la guerra in Ucraina. Appartiene a una nuova generazione di attivisti, “dell’Est e e delle periferie, che vedono chiaramente il legame tra le guerre e i combustibili fossili e sono portatori di idee nuove”, dice. Non è ancora famosa come la svedese Greta Thunberg. Però nell’ultimo periodo ha organizzato diverse manifestazioni, coinvolgendo anche i Fridays for Future e Greenpeace. E ha affrontato, fuori dalle sedi delle istituzioni, molti politici e imprenditori: il premier polacco Mateusz Morawiecki, la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola e quella della Commissione Ue Ursula von der Leyen, ma anche gli azionisti del gigante petrolifero Total. Il suo obiettivo è ottenere l’embargo totale del gas russo. A maggio, il video del suo scontro con il leader francese Emmanuel Macron è diventato virale. I suoi genitori la supportano, ma spesso sono preoccupati per lei. Incontra persone potenti e sta diventando una figura scomoda. “Ma non ne posso fare a meno. Tutte le mattine mi sveglio e mi dico: ok, cosa possiamo fare per essere più vicini alla Climate Justice?”.

“Perché tu che hai il potere non fermi la guerra e continui a finanziarla attraverso i combustibili fossili?”. È stata questa la domanda con cui Jedroszkowiak e Dominika Lasota hanno fermato Macron, dopo la Conferenza sul futuro dell’Europa, a Strasburgo. Le due erano riuscite poco prima a superare il cordone di sicurezza, per raggiungere il presidente. “Abbiamo cercato di fargli connettere i puntini: la Francia dice di essere al fianco dell’Ucraina, ma continua a dare i soldi alla Russia per uccidere le persone con i combustibili fossili – ha raccontato la 20enne polacca – ‘Tu avevi promesso di portare pace e aiuto’, gli abbiamo detto. Lui si è difeso: ‘Ho fatto quello che potevo’. Noi gli abbiamo detto che non era abbastanza”. Poi lo hanno tempestato di domande sulle attività di Total in Uganda, dove la compagnia petrolifera vuole costruire uno degli oleodotti più lunghi del mondo, distruggendo parte degli ecosistemi locali. Le risposte di Macron però non sono state soddisfacenti. Come, del resto, quelle di tutti i numerosi capi politici e industriali che le due giovani hanno incontrato negli ultimi mesi. “Ci siamo dette: se non combattiamo questa battaglia, nessuno lo farà per noi. Continueranno a mettere i soldi davanti alla vita delle persone”.

La lotta di Jedroszkowiak per la giustizia climatica è iniziata nel 2018. “Da me, in Polonia, c’è un vero problema con il carbone e il gas. In tre anni di campagne io e i miei amici abbiamo iniziato a capire il potere delle nostre conoscenze e delle nostre proteste”. A febbraio 2022, “quando ancora non si sapeva se ci sarebbe stata l’invasione, abbiamo visto chiaramente come l’Unione Europea finanziava la Russia e la guerra”. L’incontro con i coetanei ucraini e gli altri profughi l’hanno spinta ad “abbracciare completamente l’attivismo e la lotta per l’embargo al gas e al petrolio”. Così la giovane ha lasciato l’università e ha iniziato a organizzare presidi a Parigi davanti alla sede di Total, a Strasburgo e Bruxelles contro la tassonomia europea e a Monaco per il G7. Insieme a lei una coetanea conosciuta a un campo estivo per attivisti, Dominika Lasota.

Viaggia per l’Europa in treno, mangiando cornflakes e latte di mandorle. A volte soggiorna in hotel economici, spesso la ospitano i gruppi ambientalisti locali. “La mia vita non è cambiata molto. Sono sempre stata molto attiva per i temi della giustizia sociale – racconta – La cosa più difficile è stato spiegare ai miei che avrei interrotto gli studi e che non era la fine del mondo – confessa – Anche se a volte è dura, è molto stancante stare in giro e non tutti mi capiscono”. Lei e Lasota nel loro viaggio hanno conosciuto molti amici dall’Uganda, dalla Romania, dalla Moldavia, dai Balcani. Hanno perso però alcuni dei legami più stretti dell’infanzia e dell’adolescenza: “Tante persone ci supportano, ma hanno paura, per i posti di lavoro, per l’inverno e l’aggressione all’economia – spiega – Questo però non può scoraggiarci”. Leggendo l’ultimo report dell’IPCC, Jedroszkowiak non ha dubbi: la sua “intera vita adulta” sarà dedicata al clima. L’80% dell’energia globale proviene dai combustibili fossili. Tra gli stati esportatori non c’è solo la Russia – “a cui diamo 900 mila euro al giorno” – ma anche il Venezuela e l’Arabia Saudita. “Non penso che, utilizzando solamente le fonti rinnovabili, risolveremo tutti i nostri problemi. Dovremo comunque guardare la loro provenienza, se la loro produzione rispetta i diritti umani – ammette – Però può essere un modo per non farci ricattare dai regimi autoritari”. I leader e gli attivisti dell’Est Europa, “più vicini all’Ucraina”, hanno una maggiore percezione del problema: “Le nuove soluzioni per affrontare la guerra e la dipendenza dai combustibili fossili, non vengono più da Francia e Germania, ma dalle periferie”.

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