L’opera vale 406 milioni di euro e oltre la metà – 205 – sono fondi del Pnrr. E la decisione del Tar Puglia, avvisa Rfi, mette in crisi la spendibilità di quei soldi. Per la prima volta, un progetto finanziato con le risorse del Recovery rischia di finire in fumo per una decisione dei giudici amministrativi. Il ‘primato’ potrebbe essere stabilito dal Nodo ferroviario di Bari, nella sua parte sud. L’infrastruttura è prevista dal 2001, alcuni lavori sono iniziati nel 2019 e adesso è arrivata la sospensione.

Il Tar Puglia ha infatti accolto l’istanza cautelare del Comitato ‘Le Vedette della Lama’, che si batte per l’istituzione del Parco regionale delle lame San Giorgio e Giotta, e del Comune di Noicattaro, guidato dal pentastellato Raimondo Innamorato. I cantieri dell’opera si sono aperti nel 2019 con la deviazione della Strada Statale 16 per un tratto di circa 10 chilometri, così da aprire lo spazio ai binari. Adesso l’ente locale e il comitato sostengono che il Nodo ferroviario finirà per passare attraverso una zona fitta di ulivi e carrubi secolari, nonché un insediamento archeologico. Che la Regione e la Soprintendenza avevano giudicato da non tutelare.

Da qui il ricorso al Tar contro Regione Puglia, Città metropolitana di Bari, Soprintendenza, ministeri di Cultura, Infrastrutture e Transizione ecologica e Rfi. L’orientamento del Tar va incontro alla richiesta ponendo alcuni dubbi, legati alla “assenza di alternative localizzative e/o progettuali” che non sarebbe stata motivata adeguatamente. Alternative, si legge nell’ordinanza, che “sembrerebbero essere emerse nel corso del procedimento”.

Da qui la richiesta di riesaminare il progetto cercando quello “idoneo” e “meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico”. E la richiesta di coinvolgere lo stesso comitato e il Comune di Noicattaro nella scelta. L’udienza di merito? In programma il 18 gennaio del prossimo anno. Tempistiche che per Rete ferroviaria italiana rischiano di mandare in fumo la spendibilità dei 205 milioni di euro del Pnrr con cui è stata finanziata oltre metà dell’opera.

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