Il Comune di Viareggio resta fuori dal processo per il disastro ferroviario del 2009: il sindaco Giorgio Del Ghingaro ha scelto di accettare il risarcimento di 200mila euro per danni morali, vedendosi così costretto – ricevuti i soldi dalle assicurazioni di Ferrovie dello Stato – a lasciare il ruolo di parte civile prima della sentenza di appello bis. Una conseguenza obbligata e inevitabile per motivi tecnico-processuali e per evitare contestazioni da parte della Corte dei Conti – come ha spiegato l’avvocato del Comune in un accesissimo consiglio comunale il 24 giugno – ma contestata dai familiari delle vittime sia nel contenuto che nella forma, perché presa senza interpellare preventivamente loro o la cittadinanza. Per questo motivo il comitato – guidato da Marco Piagentini, che nella strage ha perso due figli – ha espressamente detto di non voler invitare l’amministrazione comunale al corteo per l’anniversario, che il 29 giugno di ogni anno si tiene per le vie della città. Ma il sindaco Del Ghingaro ha deciso di presentarsi comunque, accanto a esponenti della giunta e della maggioranza consiliare. E non sono mancate le contestazioni, che Piagentini però ha invitato a interrompere per rispetto della commemorazione.

Oltre a migliaia di cittadini ed esponenti di associazioni e comitati di altre stragi italiane, dal Moby Prince alla scuola di San Giuliano di Puglia, erano presenti, in silenzio come ogni 29 giugno, Stefano Baccelli, assessore regionale ai Trasporti e alle Infrastrutture da sempre vicino ai familiari della strage, Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, gli altri sindaci versiliesi e l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, a fianco dei viareggini da anni. Fu lui a volere a tutti i costi la riforma che blocca la prescrizione dopo la condanna in primo grado, soprannominata “legge Viareggio” e cancellata dalla riforma Cartabia del 2021: se fosse entrata in vigore prima della strage, quella legge avrebbe evitato la prescrizione dei reati di lesioni colpose plurime gravi e gravissime, di incendio colposo e di omicidio colposo plurimo, tutti reati cancellati dal processo e per i quali nessun imputato dovrà più rispondere.

“Ringrazio la Regione Toscana e la Provincia di Lucca che sono rimaste nel processo” ha detto Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti, morta a 21 anni, dal palco montato in via Ponchielli, la strada che costeggia i binari e che fu al centro dell’incendio esplosivo, seguito al deragliamento di un treno carico di gpl, il 29 giugno 2009. Un chiaro riferimento al Comune che, invece, si è ritirato. In Consiglio comunale il sindaco si è preso assunto tutte le responsabilità tranne quella della scelta di accettare il risarcimento, considerata da lui obbligata e inevitabile. “Se c’è una responsabilità nel ritardo, è mia. Se c’è una responsabilità nella comunicazione, è mia. Se c’è una responsabilità di trasmissione atti, è mia. Non ci sono altri responsabili” aveva dichiarato Del Ghingaro. Ma la rottura ormai era avvenuta. I 200mila euro incassati, ha assicurato il Comune, saranno utilizzati per organizzare due convegni in autunno, sulla sicurezza del trasporto ferroviario e sulle competenze della Procura nazionale in temi di reati ambientali, sui luoghi di lavoro e disastri, iniziative che saranno promosse dal Tavolo della Memoria. Si tratta di “una commissione straordinaria interconsiliare, con i membri che rappresentano in proporzione tutte le forze del Consiglio Comunale, di cui faccio parte, ma che finora non ha prodotto niente”, spiega a ilfattoquotidiano.it il consigliere Tiziano Nicoletti.

La storia del risarcimento danni al Comune di Viareggio, racconta l’avvocato dei familiari Gabriele Dalle Luche, parte da lontano, dal 2009. “La transazione con le assicurazioni di Ferrovie era già stata firmata dall’allora sindaco di Viareggio. Viareggio allora accettò il risarcimento per i danni materiali ma non quello per i danni morali, consentendo così al Comune di partecipare al processo. Veniva già quantificato l’ammontare di questi danni in 200mila euro che si sarebbero dovuti riscuotere dal Comune al momento della sentenza definitiva di condanna. Loro dicono che il processo è finito, ci sono le condanne definitive, non potevano fare altro che accettare questi 200mila euro dalle assicurazioni delle ferrovie. Ma per Moretti ed Elia si sta ancora ridiscutendo in Appello in merito al profilo di colpa della omessa riduzione della velocità. Non siamo davanti a una sentenza passata in giudicato, ce l’avremo quando arriveremo per l’ultima volta in Cassazione e usciremo con la sentenza”.

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