In assenza di interventi di mitigazione, a Venezia nel 2100 il livello medio del mare potrebbe salire fino a 72 centimetri rispetto a oggi, mentre nel Mediterraneo potrebbe aumentare fino a un metro. Come dire che piazza San Marco potrebbe essere quasi perennemente allagata in assenza del Mose, le cui paratie dovranno alzarsi sempre più di frequente per proteggere la laguna anche perché gli scenari per le altre isole della laguna sono peggiori. Sono gli scenari illustrati nel corso della conferenza finale del progetto europeo Savemedcoasts-2, finanziato dalla Protezione Civile Europea e diretto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con la partecipazione di quattro partner italiani (Centro di Geomorfologia Integrata per l’area del Mediterraneo, Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici, fondazione Farbas della Basilicata e Comune di Venezia) e tre stranieri (Università di Salonicco in Grecia, Centro di Telecomunicazioni della Catalogna in Spagna e Isotech a Cipro), che ha messo in evidenza quali saranno nei prossimi anni gli effetti dell’aumento del livello del mare sulle coste del Mediterraneo. Oltre alle cause climatiche, il progetto ha analizzato anche il contributo della subsidenza costiera, ossia il movimento del suolo verso il basso per cause che possono essere naturali o provocate dalle attività dell’uomo. Attraverso analisi di dati disponibili acquisiti da satelliti, reti di monitoraggio geofisico e laser da aerei, incrociati con dati climatici dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), è stato possibile calcolare come e quanto verranno sommerse alcune aree costiere del Mediterraneo nei prossimi anni, fino al 2100.

Gli effetti del cambiamento climatico (e non solo) anche nel Mediterraneo – A causa del riscaldamento globale ogni anno fondono circa 430 miliardi di tonnellate di ghiaccio e la superficie dei ghiacci della Terra si sta riducendo del 13% ogni 10 anni. Tra il 2013 e il 2021 il livello medio del mare globale è aumentato di circa 4,5 millimetri all’anno, ma questo incremento è in accelerazione. Il primo progetto Savemedcoasts ha individuato nel Mediterraneo 163 pianure costiere principali e alcuni tra i più importanti delta fluviali, che si trovano entro la quota di 2-3 metri al di sopra dell’attuale livello marino. Sono le aree costiere più esposte al pericolo di allagamento entro il 2100, dato che fino ad allora il livello del mare Mediterraneo potrebbe aumentare da 60 centimetri a un metro circa. “In tali condizioni – spiegano gli esperti – verranno amplificati gli effetti di mareggiate e di tsunami (maremoti)”. Il Mediterraneo è, infatti, una zona altamente sismica e con numerosi vulcani attivi, capaci di innescare forti terremoti e violente eruzioni. Da diversi anni, inoltre, nel Mediterraneo si formano cicloni simili a quelli tropicali, i medicane, molto più violenti rispetto ai comuni cicloni mediterranei. Anche questi eventi possono causare mareggiate, con effetti più intensi se in condizioni di livello del mare più alto. “Considerando questi aspetti – si è spiegato – in futuro molte aree pianeggianti lungo la costa mediterranea saranno allagate in modo permanente o soggette a inondazioni più gravi durante gli eventi estremi”. Le aree più vulnerabili occupano una superficie complessiva di circa 39mila chilometri quadrati, pari a circa cinque milioni e mezzo di campi di calcio o all’estensione della Svizzera. Il progetto Savemedcoasts-2 ha preso in considerazione sei casi di studio corrispondenti ad altrettante zone a rischio: il delta del fiume Ebro, in Spagna, la laguna di Venezia e l’area di Metaponto, in provincia di Matera, in Italia, la pianura di Chalastra (Salonicco) in Grecia, il delta del fiume Rodano, in Francia e il delta del fiume Nilo, in Egitto.

La situazione di Venezia – Quando a Venezia l’alta marea supera la soglia di 80 centimetri sul livello medio del mare, è comunemente indicata come acqua alta e Piazza San Marco inizia ad essere sommersa. Negli ultimi anni gli eventi di acqua alta sono diventati sempre più frequenti e con ampiezze a volte eccezionali. A novembre 2019, la marea ha raggiunto i 187 centimetri di altezza. L’aumento della frequenza di questi eventi è dovuto a diversi fattori: al progressivo aumento del livello medio del mare per via del riscaldamento globale, dalla subsidenza del suolo, naturale e antropica, in questo causo causata tra il 1930 e il 1970 dalla estrazione di fluidi dal sottosuolo per usi industriali. In condizioni meteorologiche particolari “il fenomeno – spiegano gli esperti – viene amplificato dalla presenza di depressioni atmosferiche nel mare Tirreno centrale che favoriscono lo spirare dei venti di scirocco”. Quando ciò si verifica durante i periodi di alta marea astronomica “le acque del mare Adriatico vengono ulteriormente sospinte verso Nord e quindi all’interno della laguna, causando il superamento dei livelli di guardia”. Dagli inizi del 1900, considerando anche l’effetto della subsidenza, il livello medio del mare a Venezia è aumentato di circa 35 centimetri (il valore medio del Mediterraneo è di 18 centimetri).

Gli scenari di previsione – Sono stati ipotizzati due possibili scenari per il futuro di Venezia: uno più virtuoso e uno più critico, secondo le proiezioni del Report AR5 dell’Ipcc, basati su due differenti livelli di aumento di gas serra in atmosfera. Nello scenario climatico più favorevole indicato dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, in base ai dati e ai modelli utilizzati nel progetto Savemedcoasts-2, entro il 2100 il livello medio del mare a Venezia potrebbe aumentare di 45 centimetri. Nello scenario più pessimistico invece, potrà salire fino a 84 centimetri in più rispetto a quello del 2005. Questi valori tengono conto della subsidenza (per questa zona è in media circa 1,5 millimetri all’anno) e delle caratteristiche del mare Mediterraneo. “Per avere un’idea di come sarà il futuro, basta osservare le aree allagate temporaneamente durante gli episodi estremi di acqua alta – spiegano i ricercatori – e immaginare che questa potrà essere una situazione permanente. In più, gli eventi futuri di acqua alta potranno arrivare ad allagare zone fino ad ora mai interessate dal fenomeno.

La piana di Metaponto – Il paesaggio costiero di Metaponto, invece, è dominato da dune che sono soggette a forte erosione del vento e del mare. Il litorale sabbioso risente di una progressiva diminuzione dei sedimenti, causata dalle opere artificiali realizzate lungo il Bradano e il Basento a partire dagli anni ‘50 e da interventi nei bacini idrografici di contrasto al dissesto idrogeologico. Si stima che il riscaldamento globale provocherà in zona un aumento medio del livello del mare fino a un massimo di circa 80 centimetri nel 2100. L’area potenzialmente esposta al rischio di inondazioni per esondazioni fluviali e mareggiate potrebbe raggiungere un’estensione di circa 500 ettari. Ma anche di più considerando gli effetti indiretti: “Senza interventi tempestivi di protezione costiera, l’impatto dell’aumento del livello marino potrebbe portare a conseguenze più drammatiche di quelle che già si osservano oggi”. Le frequenti alluvioni avvenute negli ultimi decenni, infatti, hanno danneggiato la rete stradale e migliaia di ettari di coltivazioni nella piana. Le reti fognarie e il reticolo dei canali di bonifica nella fascia costiera sono stati sommersi più volte, generando problemi ambientali e sanitari. “Il sistema costiero di Metaponto è fragile e ha bassi margini di resilienza all’avanzamento dal mare. Quindi – sottolineano gli esperti – diviene strategico definire fin da ora opportuni interventi di mitigazione e contrasto degli impatti diretti e a cascata, per far fronte agli scenari attesi nei prossimi decenni”.

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