“L’assessora regionale Elena Donazzan è transfobica. Si dimetta subito”. A chiedere il passo indietro dell’esponente di “Fratelli d’Italia” sono a gran voce i giovani della Rete degli studenti medi e l’Unione degli universitari dopo le dichiarazioni dell’amministratrice sulla morte della professoressa Cloe Bianco.

Nel 2015 infatti, proprio Donazzan aveva pubblicato la lettera di un genitore che si lamentava per l’abbigliamento da donna della docente transessuale. Sette anni dopo, l’assessora all’Istruzione della regione Veneto, ai microfoni di Radio24, non ha fatto un passo indietro e ha ribadito la sua posizione: “Ho definito Cloe Bianco ‘un uomo vestito da donna’ e cos’è se non questo? Oggi a Milano c’è il sole o la pioggia? Qui c’è il sole e anche se volessi la pioggia il sole splende nel cielo”. Non solo. Donazzan è arrivata addirittura ad attaccare il movimento Lgbt, accusando gli attivisti di “voler strumentalizzare la morte” di Cloe Bianco e, usando i pronomi maschili, ha detto che è il movimento ad “averlo lasciato solo”. E ha chiuso sostenendo che il coming out di Bianco “venne usato allora, come bandiera di grande coraggio ed oggi viene usato in morte per fare una polemica tutta politica, perché sono di Fratelli d’Italia”.

Le parole non sono piaciute ai rappresentanti degli studenti che ora chiedono all’assessora di lasciare il posto: “Evidentemente, – spiega Marco Nimis, coordinatore regionale del sindacato studentesca Rete degli studenti medi – l’estremo gesto di dolore e disperazione della donna, alla nostra assessora regionale non è bastato. Elena Donazzan non solo ha ostinatamente continuato a rivolgersi a Bianco utilizzando pronomi maschili per tutta la durata dell’intervista, ma ha continuato ad affermare convintamente che, se potesse tornare indietro, non cambierebbe nulla delle proprie dichiarazioni. Donazzan non riesce nemmeno a mantenere un silenzio di vergogna e rispetto, ma trova ancora oggi la fierezza nello schierarsi dalla parte di chi, ogni giorno, dentro e fuori dalle sedi istituzionali come la sua, perpetrano violenza omotransfobica senza il ben che minimo riguardo, con la totale sicurezza che ne usciranno illesi”.

I giovani chiamano in causa anche il presidente del Veneto: “Luca Zaia non sta prendendo posizione a riguardo, lasciando ancora che l’assessora Donazzan renda il Veneto una vergogna nazionale. Il presidente, nell’ombra del suo silenzio non è ancora intervenuto in materia ma, costi quel che costi, dovrà prendere una posizione sul comportamento della Donazzan”.

A chiedere le dimissioni dell’assessora di Fratelli d’Italia non sono solo i ragazzi, ma anche il deputato Pd Alessandro Zan che la definisce su Twitter “fascista”. Mentre il deputato di Forza Italia Elio Vito ha scritto: “Ho atteso qualche giorno. Di fronte al suicidio di Cloe Bianco mi aspettavo un gesto, una parola di scuse, di commozione dall’assessore Elena Donazzan, protagonista a suo tempo dell’allontanamento dall’insegnamento di Bianco perché aveva manifestato la sua identità di genere invece silenzio. A questo punto sono necessarie, doverose non le scuse ma le dimissioni”.

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