Botta e risposta a “L’aria che tira” (La7) tra il giornalista Michele Santoro e l’editorialista della Stampa, Marcello Sorgi, sullo stop delle armi in Ucraina.
Santoro spiega la proposta elaborata per la Rai assieme alla parlamentare Maria Laura Paxia, ex M5s: commissionare un sondaggio finalizzato a chiedere agli italiani se sono soddisfatti dell’informazione del servizio pubblico: “Il 51% degli italiani è contrario all’invio di armi in Ucraina. Non credo che sia corretto considerare questi italiani tutti filo-putiniani o tutti propensi alla resa dell’Ucraina. Non è assolutamente così. Dobbiamo però sapere cosa stiamo facendo – continua – per esempio, i provvedimenti sul petrolio costeranno all’Europa sei volte tanto in merito all’aumento del prezzo del gas. E quindi ovviamente gli italiani vorrebbero che le notizie fossero completate da questo tipo di informazioni. Pertanto, vogliamo che ci sia un sondaggio sull’informazione pubblica, in modo da misurare il livello di soddisfazione degli italiani per il servizio pubblico che paghiamo tutti e quindi anche quel 51% contrario all’invio di armi”.

Sorgi osserva: “La nostra Costituzione prevede che il popolo possa essere interrogato e possa decidere attraverso lo strumento del referendum. In questo caso, parliamo però di sondaggi. Se chiedi alla gente se è favorevole al pagamento delle tasse o no, ovviamente ti risponde di no. Questo 51% chi l’ha misurato? Non si può votare su queste cose. Ci sono delle materie su cui il governo deve essere libero di decidere e poi gli elettori giudicheranno alle elezioni politiche. Se il prossimo 21 giugno il Parlamento rivota a favore di qualsiasi genere di aiuto, il governo è libero di mandare le armi in Ucraina”.
Santoro replica: “La BBC pubblica in testa al suo bilancio un sondaggio in cui si esprime il gradimento per l’informazione che fa il servizio pubblico radiotelevisivo nel Regno Unito. L’errore che fa Sorgi è confondere l’informazione con la politica. Il punto è che l’informazione deve rappresentare il complesso dell’opinione pubblica, quindi se c’è un 51% o un 41% o un 30% di opinione che è contraria all’invio di armi, questa va rappresentata dall’informazione. Poi il governo prenderà le sue decisioni, ma è un’altra cosa”.

E aggiunge: “La Rai la paghiamo tutti. Quindi, pretendiamo che i tg della Rai nella fabbricazione delle notizie tengano conto dell’opinione di chi è contraria all’invio di armi. Questa è una pretesa legittima, perché viene fatta da chi paga il servizio pubblico e ne viene espropriato dal governo. Se poi voi volete questo tipo di informazione e questo tipo di democrazia, io vi dico: tenetevele. Personalmente non mi interessa far parte di un mondo nel quale la maggioranza delle persone non si può più esprimere né sul piano informativo, né sul piano politico. Noi ci ribelliamo a questo e ci ribelleremo sempre“.

Santoro conclude: “Se Sorgi vuole davvero capire che si tratta di persone vere e non di semplici sondaggi, venga a fare con me un giro a Roma. Giriamo insieme per le strade, così vedrà dovunque qual è l’opinione degli italiani, che non vogliono la guerra e non vogliono l’escalation. Lo volete capire sì o no? Adesso, spero che, come al solito, mi dipingiate come filo-Putin o anti-Nato. Io non sono contro la Nato e sono contro Putin – chiosa – Sono l’unico giornalista televisivo italiano che ha fatto un documentario sulla Cecenia, mentre gli altri se ne fregavano della Cecenia, perché il massacro che faceva Putin andava nell’interesse dell’Occidente. Se ne sono fregati della Siria, se ne sono fregati della Cecenia e adesso ogni volta mi ricordano la Cecenia. A me che ci sono andato in Cecenia e gli altri no”.

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