“Una fatalità, una tragica disgrazia” dicono tutti in lacrime di fronte l’ennesima tragedia causata da un’auto davanti alla scuola, a l’Aquila. Un bambino morto e 5 feriti.
Eppure era successo anche lo scorso anno a Chieri, un Suv parcheggiato vicino alla scuola aveva preso velocità e aveva investito dei bambini del nido. Ieri stava per succedere una cosa del genere anche a Genova. A Sora a gennaio era stata investita una bambina, lasciandola in fin di vita.

Ogni santissimo giorno, in ogni parte d’Italia, davanti ogni scuola, dei bambini restano feriti e si sfiorano tragedie e solo quando va molto male finiscono nei giornali. Auto che fanno manovre pericolose, che si infilano ovunque, in retromarcia, in seconda e terza fila, posteggiate in discesa, in salita, sopra i marciapiedi, sopra le strisce, sopra le rotonde, sopra le aiuole, per arrivare più vicino possibile alla scuola e risparmiarsi la fatica di camminare.

Siamo una società incivile, che mette all’ultimo posto il benessere dei bambini, e al primo posto le comodità adulte. Il caos davanti alle scuole è il solito, banale e terribile, che ci rende unici al mondo. Gli incidenti non sono fatalità, ma qualcosa di prevedibile a prevenibile.

Sono causati dall’ignoranza degli automobilisti e dalla connivenza delle istituzioni. Chi sarebbe così folle da far avvicinare uomini e donne armati davanti alle scuole? Eppure si lascia che le auto (due tonnellate di ferraglia con le ruote), potenzialmente letali, arrivino a due passi dal cancello, ingolfando ogni via.

La donna che ha lasciato l’auto in discesa, che ha ucciso il bambino, pagherà col rimorso tutta la vita, ma le istituzioni, cosa hanno da dire? Qualcuno ha chiesto al sindaco dell’Aquila, perché quell’auto era parcheggiata proprio lì? Perché non era stata creata una strada scolastica, quindi un divieto di parcheggio in quella discesa? Perché non c’era una sbarra?

In questi due anni siamo stati obbligati a rispettare le regole più assurde e demenziali, dai governi che si sono succeduti, con un pugno di ferro senza precedenti, tra greenpass, lockdown e mascherine anche a 40 gradi all’ombra… il tutto con la giustificazione della salute. E allora perché non si riescono a imporre delle zone pedonali davanti alle scuole, che sono il minimo sindacale di un paese civile?

Le strade scolastiche tra l’altro, non servono solo per garantire la sicurezza, ma anche a prevenire i danni dell’inquinamento dell’aria. Ormai è chiaro che l’esposizione continua a inquinanti strettamente legati al traffico veicolare, come il biossido di azoto, reca gravi danni alla salute dei bambini, quali asma, malattie polmonari e cardiache, danni alle cellule cerebrali, e alla capacità di apprendimento.

Si trovano i soldi per le armi, per i motor show, si buttano milioni negli autodromi e miliardi nelle autostrade, ma non si trovano soldi per finanziare delle misere sbarre e qualche vigile in più a controllare le strade scolastiche, per salvare la vita ai bambini?

Faccio parte delle associazioni che da anni chiedono le Strade Scolastiche, ed è una lotta estenuante, con tante false promesse e tante prese in giro. Nonostante siano trascorsi due anni dall’introduzione delle strade scolastiche nel Codice della Strada, questo provvedimento è stato adottato solo da poche decine di comuni su un totale di oltre 8000. Si tratta di un numero irrisorio a fronte del valore in termini di sicurezza e salute per i nostri bambini, soprattutto se paragonato alle centinaia di strade scolastiche già realizzate in città europee come Londra (500), Parigi (170) e, Barcellona (150).

Diciamolo, i soldi non mancano, manca la volontà. A Roma la sperimentazione avviata a fine anno scolastico 2021, soltanto una volta a settimana e su sole 17 scuole, è al momento naufragata, e non ci sono dichiarazioni chiare da parte della giunta Gualtieri. Le lacrime degli amministratori che non istituiscono strade scolastiche a disgrazia avvenuta, sono lacrime di coccodrillo che dovrebbero far rivoltare la popolazione.

Le strade scolastiche possono essere realizzate dalle amministrazioni fin da subito, ma visto che non sono obbligate a farlo, le amministrazioni se ne infischiano, anche perché hanno paura di perdere voti dei genitori e docenti motorizzati. Così i diritti dei bambini passano sempre in secondo piano, alla mercè degli umori e degli interessi adulti. La pazienza però è finita. Nessun bambino deve più morire o essere ferito davanti la scuola, dalle auto. Come Coordinamento Associazioni e Movimenti Cicloattivisti e Ambientalisti per la Mobilità formato da almeno 28 associazioni nazionali, abbiamo appena lanciato un appello nazionale chiedendo a tutti sindaci di emettere già da domani, divieti di transito e parcheggio, ad auto e moto, di fronte ad asili e scuole: bastano un’ordinanza, un cartello e una transenna.

Ai Dirigenti scolastici chiediamo di liberare da subito i cortili delle scuole dal parcheggio delle auto di personale e genitori. Chiediamo soprattutto al Parlamento di rendere obbligatoria l’istituzione delle zone scolastiche davanti a ogni istituto, con chiusura al traffico e alla sosta delle macchine come minimo negli orari di entrata e uscita degli alunni.

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