C’è una strategia semplicissima per dire “qualcosa non danneggia la salute”. Basta non fare alcuna indagine e il gioco è fatto. Il punto è che quando poi si eseguono gli studi, quasi sempre si scopre che in realtà i danni alla salute ci sono eccome. Per giustificare la costruzione dell’inceneritore di Roma si sostiene che sì, è vero, i vecchi impianti creavano problemi per la salute, invece quelli nuovi… quelli nuovi no, assolutamente no! C’è chi si è spinto a dire persino che “non emettono diossine” o altre affermazioni prive di riscontro, come “l’inceneritore inquina meno di una strada provinciale”.

Qualcuno però gli studi li ha fatti, nello specifico l’Ats di Milano, sull’impatto dell’impianto SILLA-2, entrato in funzione nel 2001. Innanzitutto, ecco la descrizione di questo impianto dal suo sito ufficiale. “Il termovalorizzatore [in realtà inceneritore, perché il termine di greenwashing “termovalorizzatore” nemmeno esiste nelle altre lingue, nda] SILLA-2 si trova nella zona nord-ovest di Milano vicino al quartiere Figino. L’impianto può trattare oltre 500.000 tonnellate di rifiuti e produce energia elettrica e acqua calda per la rete di teleriscaldamento del quartiere Gallaratese, polo Fiera Rho-Pero e diverse utenze dei comuni limitrofi”. Insomma: nuova generazione, 500.000 tonnellate annue, “produce” energia (molto poca se si considera quella usata per la produzione dei rifiuti e il loro trasporto): praticamente quello che si vorrebbe costruire a Roma.

A distanza di pochi anni dall’entrata in funzione dell’impianto SILLA-2 è stata condotta l’indagine epidemiologica dall’Ats di Milano. Il dott. Paolo Crosignani, medico e fisico, riassume così alcuni risultati: “Ci sono importanti effetti sulla salute, quali un eccesso del 71% della mortalità per cause respiratorie, un eccesso di accessi al pronto soccorso del 29% per cause cardiovascolari e del 17% per cause respiratorie negli adulti, e un eccesso di accessi al pronto soccorso nei bambini pari al 44%. Tutti questi eccessi sono statisticamente significativi”.

Per completezza aggiungo che nelle conclusioni del report c’è una spiegazione, ma è sorprendente: “L’area in studio considerata presenta delle differenze sostanziali in termini di indice di deprivazione, il che suggerisce la presenza di uno svantaggio sociale importante che può potenzialmente modificare lo stato di salute”. Spiego meglio come si tenta di giustificare questi dati: visto che nell’area dell’inceneritore vivrebbero persone di “bassa classe sociale”, pari al 43% rispetto al 26% del gruppo di controllo, questo spiegherebbe la mortalità aumentata di ben il 71%. Per carità: ci sono effettivamente studi in cui si afferma che appartenere a una “bassa classe sociale” può aumentare il rischio di decesso fino al 30%, ma la domanda corretta da porsi è: “come può un fattore che influenza la mortalità per il 30% essere una spiegazione plausibile di un aumento del 71%”?

L’impianto SILLA-2 è stato anche oggetto di un’interpellanza urgente al ministero della Transizione ecologica, da parte del mio collega Alberto Zolezzi e altri, al fine di chiarire se il campionamento degli inquinanti (tra cui le diossine) sia stato eseguito in modo corretto. Una delle criticità evidenziate è che durante le fasi transitorie (accensione e spegnimento) la combustione potrebbe portare a maggiori emissioni di inquinanti. La risposta purtroppo è stata vaga.

In realtà, ci sono troppe cose che non sappiamo. Sappiamo quale sarà esattamente l’impianto costruito per i rifiuti di Roma? Sappiamo quale sarà la qualità dei rifiuti che arriveranno? Possiamo essere sicuri che non ci saranno malfunzionamenti nell’impianto o una combustione a volte non ottimale? Sappiamo quali e quanto tossiche saranno le diossine prodotte, visto che si tratta di una classe molto varia ed eterogenea di composti chimici che nemmeno conosciamo a fondo? E come possiamo sapere qualcosa degli effetti a lungo termine, visto che ci sono pochissimi studi per questi “nuovi impianti” essendo appunto “nuovi”? Tra l’altro, dovendolo costruire in una zona a 30 km da Roma ove già la viabilità è problematica, già solo per il trasporto di questa mole di rifiuti e la semplice costruzione dell’impianto l’impatto sulla salute ci sarà eccome. Altro che “meno del traffico di una strada provinciale”!

Infatti l’impianto lo vogliono costruire non certo “a Roma” ma a Santa Palomba (vedi mappa), nel lembo estremo del comune di Roma vicino Pomezia e i Castelli Romani, perché, come ha detto provocatoriamente il sindaco Adriano Zuccalà, se davvero non inquinasse perché non farlo davanti al Colosseo senza trasportare i rifiuti per decine di chilometri?

Come si può, senza sapere tutte queste cose, “rassicurare” nonostante tutto i cittadini e le cittadine, non tenendo conto di un qualsiasi principio di precauzione? Il “no” del MoVimento 5 Stelle a questi impianti di vecchia generazione e il “sì” alla transizione ecologica derivano prima di tutto dal fatto che è assurdo bruciare i rifiuti che si potrebbero riusare e riciclare, prima ancora che ridurre. È inconcepibile che mentre tutta l’Europa sta dismettendo gli impianti di incenerimento rifiuti noi invece ne vogliamo costruire un altro che sarà pronto tra 6-7 anni nel migliore dei casi, senza tenere conto di quanto la crisi ucraina influirà sulla scarsità di materiali da costruzione dilatando ancora di più i tempi.

Quindi, oltre a non risolvere i problemi dei rifiuti prodotti dai cittadini di Roma, questo impianto potrebbe sicuramente mettere a rischio la salute dei cittadini di Pomezia ma anche delle aree limitrofe, perché non sappiamo dove e in quali quantità arriveranno le emissioni dell’inceneritore. Per questo il consiglio comunale di Pomezia ha approvato un ordine del giorno alla quasi unanimità (un solo contrario) per chiedere di evitare la costruzione in un inceneritore vicino a una città che ha portato la raccolta differenziata al 70%.

Come rappresentanti del MoVimento 5 Stelle, faremo tutto il possibile per tutelare la salute di cittadini e cittadine che abbiamo incontrato sabato a Santa Palomba.

Questo post è scritto in collaborazione con Paolo Crosignani, fisico e medico.

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