Il Partito democratico vuole cambiare la legge Severino ma non passando dai referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali. Lo ha detto il segretario Enrico Letta, aprendo la direzione del partito al Nazareno. “Non è coi referendum che si fa una riforma complessiva, i referendum sono le proposte di sette consigli regionali del centrodestra”, ha premesso l’ex premier, prima di dire che “la riforma Severino è da cambiare, il nostro impegno va in questa direzione, ma alcune fattispecie sono molto gravi e verrebbero travolte dall’approvazione dei referendum”. Il segretario ha annunciato che sui cinque quesiti proporrà “un orientamento di fondo, il Pd non è una caserma, c’è la libertà dei singoli che resta in una materia come questa”. Il segretario non dice quale orientamento proporrà ma pare di capire contrario al voto visto che quello che aggiunge subito dopo: “Penso che una vittoria dei sì aprirebbe più problemi di quanti ne risolverebbe. Gli interventi sono da fare in parlamento”.

Dopo le modifiche alla legge Severino – senza però specificare quali – Letta ha inserito in agenda una nuova legge elettorale: “Con il taglio dei parlamentari e con l’attuale legge elettorale si andrebbe a un voto in cui alla fine chi decidesse di votare, voterebbe semplicemente per i capi partiti e non per i rappresentanti. Quindi dobbiamo tentare di convincere la altre forze politiche a cambiare la legge elettorale”, ha detto il segretario spiegando che una riforma è “fondamentale“. E ancora il capo dei dem ha ripetuto che “se ci riesce, dovrebbe essere tentato tutto il possibile per cambiare la legge elettorale, ma non perché intendiamo cambiare le alleanze, che si cambiano per convincimenti politici. Un cambio della legge elettorale è fondamentale. Ma dobbiamo essere pronti ad andare al voto con questa legge elettorale”. E a proposito di alleanze Letta ha spiegato che le “elezioni amministrative sono il primo test vero e, in molti casi, nei comuni ci sono alleanze di campo largo”. Mentre ci ha tenuto a negare qualsiasi ipotesi di ritorno alle urne: “Le elezioni del prossimo anno si devono svolgere alla scadenza naturale della legislatura, nella primavera del prossimo anno, per dare modo al governo di svolgere fino in fondo la sua missione”. E a proposito di politiche, il segretario ha detto che “vogliamo aprirci ad alleanze che siano compatibili con noi, col nostro programma e con la nostra idea di paese”.

Poi è tornato a parlare delle divergenze di opinioni che lo hanno allontanato dall’alleato Giuseppe Conte. “Penso che sia un illuso chi pensa che la destra non andrà unita alle elezioni. Le schermaglie di ora sono di assestamento. La destra andrà unita alle elezioni. E con questa legge elettorale una coalizione unita di centrosinistra “è per noi l’unica condizione per competere”. Mentre a proposito di guerra ha spiegato che domani incontrerà “la prima ministra finlandese. Mi avessero detto tre mesi fa che la premier finlandese sarebbe venuta a Roma a chiedere di aderire alla Nato non ci avrei creduto. Oggi siamo di fronte a una situazione dalle conseguenze enorme, la scelta di Putin vuol ricacciare l’Europa nel gorgo del peggiore Novecento. E dobbiamo scegliere tra il gorgo e una pace duratura”. Poi ha inviato una richiesta al governo di Mario Draghi: “S’impegni senza se e senza ma per arrivare a una convocazione della convenzione europea per togliere il diritto di veto. Che è la questione alla base di tutto. Quando si parla di allargamento c’è il veto della Bulgaria alla Macedonia, quando si parla di Putin c’è quello di Orban, la quinta colonna del putinismo nell’Ue. Chi oggi è alleato di Orban è automaticamente alleato di Putin, su questi temi serve una nettezza”.

Nella giornata contro l’omotransfobia, Letta è poi tornato a parlare anche del ddl Zan: “La settimana scorsa è ricominciato il nostro impegno per il ddl Zan. Solo 32 anni fa l’Oms cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Le cose sono molto maturate, ma il nostro impegno sui diritti, per l’approvazione di una legge contro i crimini d’odio, con le tre agorà che abbiamo lanciato, è per un’Italia più moderna e più inclusiva. Diversità significa ricchezza, noi ancora oggi siamo uno dei Paesi più arretrati sulle norme”.

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