Alla vigilia della partenza di Mario Draghi per gli Stati Uniti, Enrico Letta si riposiziona: “Non dobbiamo farci guidare dagli Usa, l’Europa è adulta. Questa guerra è in Europa e l’Europa deve fermarla. Sarebbe sbagliato firmare la pace negli Usa, come fu per l’ex Jugoslavia”, dice il segretario del Pd in un’intervista al Corriere della Sera. “Cinque grandi Paesi, Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia devono muoversi ora, uniti, per la pace. Andare prima a Kiev e poi incontrare Putin”, prosegue Letta che poi definisce “fuori luogo le uscite di Boris Johnson, quando dice che la guerra va portata sul territorio russo”.

Insomma: dopo un primo momento in cui il Pd sembrava muoversi nel solco delle posizioni atlantiche, il segretario aggiusta la rotta. “L’idea di vincere, di battere l’avversario -dice – non mi appartiene. Questo è lo schema nel quale vorrebbe costringerci Putin. È l’ora del cessate il fuoco, della tregua, della pace. Sapendo che l’aggressore è uno e uno solo: Putin. Va fermato, fiaccato, spinto alla pace. E nel nostro dibattito non basta, come leggo ad esempio nell’intervista a De Benedetti sul Corriere, la sola ripetizione della parola pace, se non si indica come, se non ci si assumono le responsabilità conseguenti”. Il riferimento è per l’intervista del quotidiano di via Solferino in cui l’imprenditore aveva spiegato che “oggi noi europei non abbiamo alcun interesse a fare la guerra a Putin” e “gli interessi degli Stati Uniti d’America e del Regno Unito da una parte, e dell’Europa e in particolare dell’Italia dall’altra, divergono assolutamente”

Posizione che adesso sembra essere condivisa pure da Letta, visto che il segretario dem ha citato esplicitamente le condotte di Joe Biden e Boris Johnson. E sembra voler spingere il suo partito alle posizioni di Bergoglio. “Sono rispettoso dei travagli che la guerra porta con sé. Anche io, da cattolico, mi interrogo. Ma chiedo pieno rispetto per le nostre posizioni. Guardo con attenzione all’opera di mediazione del Papa, è nostro dovere -conclude Letta- sostenerla con grande forza”.

Già ieri Letta aveva aggiustato la linea sulla pace. “Nessuno vuole l’escalation militare, nessuno ha mai pensato di inviare armi a Kiev come strumento di offesa e di aggressione in territorio russo”, aveva detto al seminario della Fondazione del Pd, organizzato da Gianni Cuperlo. Sempre domenica Graziano Delrio aveva rilasciato un’intervista alla Stampa in cui aveva dichiarato che “Gli americani dovrebbero stare attenti a non usare questi toni”. E a proposito de viaggio in Usa di Draghi, il parlamentare del Pd aveva auspicato che “a Joe Biden il premier dovrebbe dire che l’Italia fa la sua parte, ma vuole promuovere, come diceva Moro nel 1975, un quadro di sicurezza in cui l’Europa sia protagonista, senza delegarlo alla Nato“.

Nel fine settimana il ruolo dell’Italia sul fronte ucraino e la visita di Draghi in Usa ha animato il dibattito anche tra i 5 stelle. Sabato Giuseppe Conte aveva definito la corsa al riamo “una follia”, e aveva criticato il premier per la sua decisione di non recarsi in Parlamento prima della trasferta americana: “Le nostre posizioni sono di grande responsabilità ma veniamo trattati da disturbatori, da molestatori”. Domenica, invece, Luigi Di Maio era tornato sulla questione delle armi: “Dobbiamo supportare l’Ucraina e il suo esercito per la sua legittima difesa e allo stesso tempo l’Italia continuerà a lavorare per la pace. Ma non possiamo pensare di fornire armi per colpire il suolo russo”, ha detto il ministro degli Esteri.

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