Non c’è pace per i bonus edilizi, rimessi nel mirino dal premier Mario Draghi salvo poi allargare (con il decreto Aiuti) la possibilità di cessione dei crediti fiscali da parte di banche e finanziarie. Nella notte tra domenica e lunedì le commissioni Industria e Finanze del Senato hanno approvato un emendamento al decreto Ucraina bis che dispone una nuova stretta, facendo infuriare le piccole imprese. “Il Parlamento si assume la grave responsabilità di escludere circa l’80% di micro e piccole imprese dal mercato della riqualificazione edilizia introducendo nuove e incomprensibili barriere burocratiche“, lamentano Confartigianato e Cna. La modifica impone infatti dal luglio 2023 l’obbligo di avere la qualificazione Soa – la certificazione obbligatoria che serve alle aziende per accedere a gare e appalti pubblici – anche per beneficiare dei bonus legati alle riqualificazioni energetiche e antisismiche. Già da gennaio 2023 occorrerà dimostrare di aver almeno sottoscritto un contratto con uno degli enti certificatori che rilasciano la Soa. Per ottenerla, va ricordato, occorre rispettare precisi requisiti economici e tecnici ma anche essere regolari ai fini della normativa antimafia e del pagamento di tasse e contributi, oltre a non aver commesso gravi infrazioni in materia di sicurezza e non aver ricevuto sanzioni interdittive.

Il testo approvato è la riformulazione di diversi emendamenti simili firmati da Forza Italia, Autonomie, Pd, Italia viva, Lega, M5s e Fratelli d’Italia. Il compromesso finale prevede che la novità scatti appunto dall’anno prossimo, valga solo per lavori di importo superiore a 516mila euro (soglia inizialmente prevista solo nel testo dei pentastellati) e non si applichi ai lavori già in corso di esecuzione. “C’è stato un ammorbidimento, ma resta il fatto che non si comprende la finalità dell’estensione al settore privato di uno strumento che serve nell’ambito dei contratti pubblici per dimostrare alla stazione appaltante il possesso di requisiti tecnici ed economici”, commenta Andrea Stabile, responsabile settore legislativo di Confartigianato.

La confederazione di artigianato e piccola e media impresa già nei giorni scorsi, quando i gruppi parlamentari hanno segnalato come prioritari i loro emendamenti sul tema, aveva chiesto di non procedere. A suo dire il nuovo requisito appare “in evidente contraddizione con l’orientamento di semplificare le procedure e ridurre gli adempimenti a carico delle imprese più volte ribadito dal governo e dal Parlamento” e “altera in modo ingiusto i meccanismi fondamentali del libero mercato, introducendo ex-lege una grave e pericolosa restrizione dell’offerta nel mercato della riqualificazione del patrimonio immobiliare”. Questo in un quadro già caratterizzato da continue modifiche al funzionamento dei bonus edilizi che “generano la paralisi del mercato come evidenziano i recenti interventi su criteri e modalità per la cessione dei crediti”. Resta il fatto che dopo l’introduzione del Superbonus e soprattutto della cedibilità dei crediti fiscali derivanti da tutti gli altri bonus edilizi il mercato si è affollato di nuove imprese edili anche improvvisate: solo nell’ultimo semestre del 2021 ne sono nate più di 11mila, come rivelato dall’Ance. Una proliferazione che aumenta i rischi sia sul fronte della qualità degli interventi sia su quello della sicurezza dei lavoratori.

Golden power sulle grandi concessioni idroelettriche – Sempre nel corso dell’esame del decreto Ucraina bis in commissione è stato approvato l’emendamento del senatore M5s Andrea Cioffi in base al quale il golden power, cioè i poteri speciali dello Stato per difendere i settori strategici, si estende alle concessioni di grande derivazione idroelettrica che godranno dunque di “uno scudo importante di fronte ad eventuali assalti speculativi da parte di società straniere”, secondo Cioffi. In questo modo, sostiene il senatore, “si afferma una supremazia dello Stato sulle regioni, mettendo un argine alle varie storture createsi in seguito alla riforma del titolo V della Costituzione approvata oltre vent’anni fa. Regioni che adesso non verranno lasciate sole su questo fronte: un tassello basilare dunque, per poter aprire realmente una stagione nuova sul fronte della produzione idroelettrica di energia pulita”. L’intento è far sì che le società italiane del comparto possano “spingere al massimo sul fronte degli investimenti, sugli aumenti degli invasi e su un efficientamento generale delle centrali”. Il via libera si incrocia con l’iter (faticosissimo) del ddl Concorrenza, che dovrebbe arrivare in aula tra mercoledì e giovedì. Rimangono ancora da definire circa metà degli articoli tra cui quelli assai spinosi su concessioni balneari, gare per le concessioni idroelettriche e nomine dei componenti delle autorità amministrative indipendenti, su cui, a quanto si apprende, il governo starebbe ancora riflettendo.

Prorogate le semplificazioni per i dehors – Un emendamento della Lega proroga poi fino al 30 settembre 2022 le semplificazioni già previste per le autorizzazioni all’occupazione di suolo pubblico, leggi i dehors dei locali, liberalizzati per facilitare la gestione delle regole anti Covid. Bar, ristoranti e pubblici esercizi potranno continuare (pagando si intende) a usufruire di tavoli e sedie all’aperto per tutta la stagione estiva “senza dover produrre alcuna nuova richiesta e senza che le amministrazioni comunali possano negarlo”, rivendicano il primo firmatario Luca Briziarelli, il capogruppo del Carroccio Roberto Marti e il vicepresidente della commissione Industria al Senato Paolo Ripamonti.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Delega fiscale, cosa c’è nell’accordo: la vittoria del centrodestra sul catasto è di facciata. Ma Chigi cede sul riordino delle tasse sulle rendite

next
Articolo Successivo

Guerra Ucraina, gli effetti sul lavoro in Italia: prime richieste di cassa integrazione perché mancano materiali e l’industria tedesca ha frenato

next