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Contrapposizione Mattarella-Giorgetti sulle rinnovabili. Il presidente: “Fare di più”. Il ministro: “Rallentare la decarbonizzazione”

"Le decisioni assunte prima della crisi impongono una riflessione circa dinamiche e tempi con cui dovrà avvenire la marcia verso la decarbonizzazione, altrimenti settori industriali nella vecchia Europa rischiano la chiusura e non riaprono più", ha detto Giorgetti. .  Martedì, intervenendo al parlamento Ue il presidente del Consiglio Mario Draghi ha affermato tra l'altro che "Bisogna darsi da fare per rendersi indipendenti. Noi lo abbiamo fatto e continueremo a farlo". In questo senso  Draghi ha fatto riferimento alla "liberalizzazione delle autorizzazioni per l'installazioni per le rinnovabili"
Contrapposizione Mattarella-Giorgetti sulle rinnovabili. Il presidente: “Fare di più”. Il ministro: “Rallentare la decarbonizzazione”
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Botta e risposta a distanza tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro leghista dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Il tema è quello dello sviluppo delle energie rinnovabile. “L’ Italia è molto impegnata, ma serve intensificare lo sviluppo delle fonti alternative: lo ha fatto il Portogallo. Dobbiamo fare molto di più e il Pnrr va in quella direzione, ora bisogna attuarlo in modo rapido”, ha affermato stamane Mattarella rispondendo agli studenti delle scuole ambasciatrici del parlamento Europeo. Poco dopo, intervenendo ad un evento organizzato da Il Messaggero, Giorgetti ha detto. “Le decisioni assunte prima della crisi impongono una riflessione circa dinamiche e tempi con cui dovrà avvenire la marcia verso la decarbonizzazione, altrimenti settori industriali nella vecchia Europa rischiano la chiusura e non riaprono più”. Il ministro ha aggiunto che “Siderurgia, cartiere, ceramica prima ancora della guerra avevano già di per sé una montagna da scalare”, spiega il ministro, ed è subentrato ” che rende impraticabile e insostenibili i conti economici”.

Attualmente l’Italia ottiene da fonti rinnovabili circa il 20% dell’energia che produce. Un altro 40% viene generato da centrali che utilizzano gas, un altro 30% dal petrolio, quote residuali dal carbone, il più inquinante dei combustibili fossili. La quantità di emissioni di Co2 da parte dell’Italia per la solo produzione di elettricità è in costante diminuzione dal 2005, in concomitanza con la graduale sostituzione di petrolio e carbone con il gas. Ma la quota di rinnovabili è rimasta stabile negli ultimi 10 anni. Molti operatori, a cominciare da Enel, lamentano la complessità delle procedure burocratiche per lo sviluppo di nuovi impianti solari ed eolici. Il risultato è che gli investimenti del gruppo in queste fonti sono stati dirottati per lo più in Spagna (dove Enel controlla Endesa) ed in America Latina. Martedì, intervenendo al parlamento Ue il presidente del Consiglio Mario Draghi ha affermato tra l’altro che “Bisogna darsi da fare per rendersi indipendenti. Noi lo abbiamo fatto e continueremo a farlo”. In questo senso Draghi ha fatto riferimento alla “liberalizzazione delle autorizzazioni per l’installazioni per le rinnovabili“.

Una sorta di posizione di compromesso è quella del vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans che pochi giorni fa ha affermato “Nella situazione attuale alcuni Paesi potrebbero essere costretti a utilizzare un po’ più a lungo il carbone, è comprensibile, ma contestualmente dovrebbero aumentare e velocizzare il dispiegamento delle rinnovabili e questo potrebbe portare” a fissare “target più ambiziosi per le rinnovabili” entro il 2030. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, espressione dei paesi Ocse, l’unico modo per raggiungere gli obiettivi di riduzione della Co2 che consentirebbero di contenere l’aumento della temperatura globale entro gli 1,5 gradi, è quello di azzerare da subito qualsiasi investimento in fonti fossili.

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