Il tempo di agire è ora, perché è ora che le emissioni possono essere ancora dimezzate entro il 2030. Per limitare il riscaldamento a circa 1,5°C occorre che raggiungano il picco al più tardi entro il 2025 e si riducano del 43% entro il 2030, mentre il metano dovrebbe essere ridotto di circa un terzo. Con costi finali pari a solo una piccola percentuale del Pil globale entro la metà del secolo, ma che richiedono sforzi notevoli da parte di governi, imprese e cittadini. Ad oggi pare quasi inevitabile raggiungere e superare la soglia di 1,5° di riscaldamento rispetto ai livelli del 1990, ma la vera sfida è riportare la temperatura al di sotto del livello critico entro la fine di questo secolo. Se al 2030 le emissioni si saranno ridotte di un quarto, resteremo sotto la soglia di 2°. Altrimenti salirà oltre i 3°C, con conseguenze catastrofiche. Queste sono le conclusioni a cui giungono gli scienziati nell’ultimo report del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) delle Nazioni Unite approvato da 195 governi e appena pubblicato, con qualche ora di ritardo dovuta a una mancanza di accordo da parte di alcuni Paesi su alcuni dei punti più delicati. Si tratta del terzo volume del sesto rapporto di valutazione, quello elaborato dal terzo gruppo di lavoro, che si occupa della mitigazione dei cambiamenti climatici e oggetto di particolare attenzione, visto che i governi sono stati accusati di aver fatto pressioni da mesi per annacquare i risultati. Aumentare la produzione di combustibili fossili alla luce della guerra tra Russia e Ucraina? “Non farà che peggiorare le cose” ammonisce il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres.

Un report cruciale, in un momento cruciale – Altri temi ‘caldi’ sono stati i finanziamenti necessari ai paesi in via di sviluppo per affrontare la crisi climatica, questione su cui si è molto battuta l’India e le politiche che dovrebbero portare all’eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili. Tema, questo, su cui l’Arabia Saudita (ma non da sola) avrebbe fatto molto pressione. Anche la Cina ha cercato di ‘indirizzare’ il lavoro. Questa analisi è l’ultimo richiamo degli scienziati prima della presentazione del rapporto di sintesi che verrà presentato a ottobre 2022, alla vigilia della Cop 27, che si terrà in Egitto a novembre. Ma il dossier arriva anche in un momento molto delicato, dato che molti Paesi – come gli Stati Uniti e la stessa Unione europea – stanno riconsiderando le loro politiche energetiche (e di dipendenza dalle fonti fossili) a causa della guerra tra Russia e Ucraina. Non è un caso se lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha fatto notare che “alcuni leader di governo e imprenditori dicono una cosa, ma ne fanno un’altra. In poche parole, stanno mentendo. E i risultati saranno catastrofici”. Di fatto, spiegano gli scienziati “gli investimenti nel passaggio a un mondo a basse emissioni di carbonio sono circa sei volte inferiori a quanto dovrebbero essere”.

Gli strumenti ci sono (alcuni anche molto discussi) – Uno dei principali messaggi del report è che gli strumenti ci sono e alcuni iniziano già a dare dei risultati. Dal 2010 al 2019 le emissioni medie globali di gas serra registrate ogni anno e causate dalle attività umane (al netto dell’azione dei pozzi di assorbimento) hanno raggiunto i livelli più alti nella storia umana, anche se il loro tasso di crescita è rallentato. “Siamo a un bivio. Le decisioni che prendiamo ora possono garantire un futuro vivibile. Abbiamo gli strumenti e il know-how necessari per limitare il riscaldamento” ha dichiarato il presidente dell’Ipcc, Hoesung Lee. In questa analisi, dunque, gli scienziati sottolineano anche i fattori che sono a favore di quella che è ormai una corsa contro il tempo. A iniziare dalle energie rinnovabili: dal 2010 solare, eolico e batterie hanno registrato cali dei costi fino all’85%. “Ci sono politiche, regolamenti e strumenti di mercato – ha detto – che si stanno rivelando efficaci. Se questi vengono ampliati e applicati in modo più ampio ed equamente, possono sostenere profonde riduzioni delle emissioni e stimolare l’innovazione”.

Come dimezzare almeno le emissioni entro il 2030 – Secondo gli scienziati la limitazione del riscaldamento globale richiederà importanti transizioni nel settore energetico: una sostanziale riduzione dell’uso di combustibili fossili, una diffusa elettrificazione, una migliore efficienza energetica e l’utilizzo di sistemi di alimentazione alternativi (come quelli basati sull’idrogeno). “Mettere in campo le giuste politiche, infrastrutture e tecnologie per consentire cambiamenti ai nostri stili di vita e comportamenti può comportare una riduzione del 40-70% delle emissioni di gas serra entro il 2050” ha affermato il copresidente del gruppo di lavoro III dell’Ipcc, Priyadarshi Shukla. Anche le città e altre aree urbane offrono opportunità significative per la riduzione delle emissioni. Occorre passare attraverso un minor consumo di energia (ad esempio creando città compatte e percorribili a piedi), l’elettrificazione dei trasporti in combinazione con fonti di energia a basse emissioni e, secondo l’Ipcc, anche “un migliore assorbimento e stoccaggio del carbonio, utilizzando soluzioni naturali”. Coltivare foreste e preservare i suoli non basterà a compensare le continue emissioni di combustibili fossili e così, prevedono gli scienziati, potrà essere necessario non solo ricorrere alla cattura e allo stoccaggio del carbonio, con tecniche già al centro di diverse critiche (oltre che di interessi dei big dell’oil&gas) ma anche alla cattura diretta di anidride carbonica dall’atmosfera.

II settore dell’industria – Accadrà certamente per ridurre le emissioni nell’industria, settore che rappresenta circa un quarto di quelle globali. Per raggiungere i target un uso più efficiente dei materiali, il riutilizzo e il riciclaggio dei prodotti e la riduzione al minimo dei rifiuti. “Per i materiali di base, tra cui acciaio, materiali da costruzione e prodotti chimici – scrive l’Ipcc – i processi di produzione a basse o zero emissioni sono tra la fase pilota e quella che precede la commercializzazione”. Raggiungere le emissioni zero nette sarà impegnativo e richiederà nuovi processi di produzione, elettricità a basse e zero emissioni, idrogeno e “ove necessario, cattura e stoccaggio del carbonio”. L’agricoltura, la silvicoltura e altri usi del suolo possono fornire riduzioni delle emissioni su larga scala e rimuovere e, anche in questo caso “immagazzinare l’anidride carbonica su vasta scala. Tuttavia – sottolineano però li scienziati – la terra non può compensare i ritardi nella riduzione delle emissioni in altri settori”.

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