“Qui mi pare che da qualche parte ci sia una singolare idea, e cioè che questa guerra sia l’occasione per sconfiggere la Russia sulla pelle degli ucraini. Sconfiggere una potenza atomica è un ossimoro. Non può esistere un vincitore e un vinto a fronte di potenze atomiche. Mi sa che su questo punto nell’Occidente non ci sia abbastanza chiarezza”. Sono le parole del deputato di LeU, Pier Luigi Bersani, che, ospite di “In onda” (La7), chiede che il presidente del Consiglio Mario Draghi riferisca in Parlamento per fare chiarezza sulle ragioni dell’invio di armi all’Ucraina: “Il presidente del Consiglio deve venire in Parlamento. Ma non per discutere sul fatto che un obice o un blindato Lince siano armi pesanti, ma per dire qual è l’obiettivo per noi in questa guerra“.

“Che per difendersi ci vogliano le armi lo sanno anche i bambini – spiega Bersani – Il problema qui è porsi una domanda, che è ora di porsi. E mi riferisco a al cancelliere tedesco Scholz, al presidente francese Macron, a Draghi, a tutta l’Europa. Perché aiutiamo l’Ucraina anche con le armi? Io credo che dovremmo rispondere dicendo che l’aiutiamo perché un’Ucraina indipendente e in piedi possa negoziare un ‘cessate il fuoco’ e un compromesso con la Russia. Se invece c’è l’idea, come rimbalza da qualche capitale dell’Occidente, che noi diamo armi all’Ucraina per mandare avanti la guerra finché non si vedranno un vincitore e un vinto, allora io non sono d’accordo”.

Il parlamentare dissente dalle dichiarazioni rese ieri dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, che, parlando alla manifestazione del 1° maggio a Düsseldorf, ha definito obsoleto l’approccio pacifista alla guerra in Ucraina: “Al suo posto non avrei detto questa frase, perché c’è un pacifismo ragionevole, che sa benissimo che per difendersi le armi ci vogliono. A quella frase di Scholz andrebbe aggiunta un’altra: invece della parola ‘vincere’ – chiosa – metterei la parola ‘negoziato’, che purtroppo non si sente abbastanza. Ma noi pensiamo che non si possa aprire un negoziato e un ‘cessate il fuoco’ finché la Russia non se ne torni a casa dal Donbass? Oppure pensiamo che il tema Donbass possa essere risolto per via negoziale e diplomatica, fermando questa guerra?”.

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