La maggior parte delle piccole imprese non utilizza il budget (bilancio di previsione) come strumento di controllo di gestione. Nelle piccole imprese c’è una profonda resistenza psicologica a realizzare un minimo di pianificazione.

Solitamente il budget si riferisce all’anno successivo in cui viene elaborato, e la sua predisposizione dovrebbe avvenire nei mesi tra settembre e dicembre. Ma tante volte quando consiglio di fare il budget a titolari di micro e piccole imprese mi sento per lo più rispondere: “La nostra azienda non può prevedere i ricavi e i costi perché il nostro settore è particolare”.

Premesso che finché l’ipotesi del contributo antropico nella gestione di una impresa sarà considerata possibile (anche senza sapere quanto è probabile), il manager/proprietario non può esimersi dalla responsabilità di gestire (e quindi conoscere) non soltanto la sua organizzazione, ma anche il settore nel quale tale organizzazione opera. E sia chiaro che non è con il budget che l’impresa fa i soldi, ma di sicuro se non lo fa le probabilità di perderli (o farne di meno) aumentano vorticosamente.

Ma qui non c’è solo un problema di competenze.

In questo caso esiste anche una questione culturale, basata sulla cattiva interpretazione dei termini che spesso vengono utilizzati nel linguaggio comune e che influenza anche il sistema di relazioni interne: il piccolo imprenditore deve saper distinguere una simulazione da una previsione e, questa, da una predizione.

Il significato del termine “simulare” è cambiato nel tempo fino a rappresentare il contrario della sua interpretazione originale. Una volta, ma ancora confermato nella maggior parte dei vocabolari della lingua italiana, “simulare” significava e significa “fingere, mentire, dissimulare, mostrare il contrario di quello che si ha nella mente”. Oggi, nel linguaggio aziendalistico, “simulare” significa invece “sperimentare, provare per tentativi, dimostrare la fattibilità di un’ipotesi, anticipare una possibile realtà”.

Il nuovo significato è ormai entrato nel lessico d’impresa ma negli ultimi tempi rischia un’altra deformazione della sua interpretazione: considerare “simulazione” sinonimo di “previsione”. A tal proposito va esplicitamente notato come il budget non sia una previsione ma semplicemente una simulazione fatta sulla base di ipotesi e non di certezze.

Malgrado questa precisazione, l’interpretazione data dal management/proprietà delle piccole imprese non è soltanto quella di leggere un budget come una “previsione” (con tutti i limiti che qualunque previsione ha in termini di tolleranze e di approssimazioni) ma persino come una “predizione” (o una “profezia”) e quindi come una certezza anticipata senza dubbi, senza campo di tolleranza, senza approssimazione.

La previsione è il risultato di una simulazione. Senza una simulazione non si può avere una previsione.

Basta osservare ciò che avviene per le previsioni meteo.

Stando ai dati di alcuni centri meteorologici, la capacità di prevedere il tempo in modo corretto a breve termine (2-3 giorni) è dell’80%; a lungo termine (6 giorni) invece è molto inferiore. Ma al di là delle statistiche, anche il successo della previsione a breve termine va interpretato. È vero che su 365 giorni le previsioni sono azzeccate per circa 290 (l’80%!), ma i 75 giorni rimanenti di previsioni errate sono spesso quelli più interessanti, cioè quelli in cui il tempo è in evoluzione.

Ed, in quel caso, i meteorologi fanno subito altre simulazioni.

Un augurio di pace e serenità a voi tutti!

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