Il presidente americano ha annunciato un nuovo invio di armi all’Ucraina per aiutare le forze di Kiev a difendersi contro la nuova offensiva della Russia nell’est, mentre il Pentagono ha convocato in un incontro blindatissimo le più importanti aziende belliche Usa per preparare una strategia difensiva a lungo termine. Il nuovo pacchetto di armi da 800 milioni di dollari arriva a poca distanza dall’accusa, rivolta dallo stesso inquilino della Casa Bianca a Vladimir Putin, di genocidio.

I nuovi 800 milioni di dollari in assistenza, di cui Biden ha parlato al telefono con Zelensky, vanno a sommarsi agli 1,7 miliardi di dollari forniti dagli Stati Uniti da quando la Russia ha lanciato il suo attacco il 24 febbraio e ai 2,4 miliardi da quando il presidente è alla Casa Bianca. Nel nuovo pacchetto anche “dispositivi di protezione individuale contro armi chimiche“. Lo ha detto il portavoce del Pentagono, John Kirby, in un briefing con la stampa. Come anticipato da alcune fonti della Difesa, nella lista figurano anche elicotteri Mi-17 e obici, cioè sistemi di artiglieria pesante in grado di colpire un obiettivo fino a 70 chilometri di distanza. L’invio di mezzi di protezione contro armi chimiche è basato, ha ribadito, “sulle preoccupazioni che abbiamo da tempo che Mosca possa usare armi chimiche”. Secondo quanto riferito da Kirby, l’Ucraina ha chiesto agli Usa dei sistemi che non hanno e quindi Washington sta lavorando con “alleati e partner” per farli avere a Kiev. Si tratta, ad esempio, dei sistemi S-300 che di recente la Slovacchia ha inviato all’Ucraina.

Questo nuovo pacchetto di armi, ha precisato Biden, “conterrà molti dei sistemi altamente efficaci che abbiamo già fornito e altri nuovi studiati per rispondere al più ampio attacco che la Russia lancerà nell’Ucraina orientale. Questi nuovi sistemi includono artiglieria e mezzi corazzati per il trasporto di soldati”. Il presidente ha annunciato anche l’invio di nuovi elicotteri. Inoltre gli Stati Uniti “continuano a facilitare il trasferimento di armi significative dai nostri alleati e partner in tutto il mondo. La fornitura costante di armi che gli Stati Uniti, i loro alleati e partner hanno fornito all’Ucraina è stata fondamentale per sostenere la sua lotta contro l’invasione russa. Ha contribuito a garantire che Putin abbia fallito nel suo obiettivo di conquistare e controllare l’Ucraina”, ha detto il presidente. “Non possiamo mollare ora. Come ho assicurato al presidente Zelensky, il popolo americano continuerà a stare a fianco del coraggioso popolo ucraino nella sua lotta per la libertà”.

La quantità di armi inviata dagli Stati Uniti all’Ucraina potrebbe aver depauperato le scorte americane. Secondo il think tank di Washington Center for Strategic and International Studies, gli Usa avrebbero fatto fuori un terzo delle loro scorte di Javelin e un quarto di quelle di Stinger e ci vorranno dai tre ai cinque anni per rimpinguarle. Anche per questo al Pentagono sono stati convocati otto colossi americani delle armi, tra i quali Boeing, L3Harris, Lockheed Martin e Raytheon, queste ultimi due produttori proprio di Javelin e Stinger. In agenda, nell’incontro presieduto dalla vice ministra della Difesa Kathleen Hicks, tre i temi principali. Innanzitutto le forniture di armi all’Ucraina nel caso la guerra con la Russia si protragga ancora per mesi e anche da qui ai prossimi quattro anni, dopo che le forze di Putin se ne saranno andate. In secondo luogo, Pentagono e aziende della Difesa dovranno elaborare una strategia per rifornire le riserve di quei partner della Nato che hanno ceduto parte dei loro armamenti a Kiev. Infine dovranno pensare alle scorte Usa e alle sfide che, secondo i big delle armi, l’industria americana della Difesa sta affrontando con la crisi della catena degli approvvigionamenti e la carenza di forza lavoro.

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