Il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier è ad oggi una persona “non voluta” a Kiev. È stato lo stesso capo di Stato della Germania ad ammettere che aveva proposto una visita in Ucraina assieme al presidente della Polonia e a quelli dei tre paesi Baltici, per dare “un forte segno della solidarietà europea”. Ma è arrivato il rifiuto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Ero pronto a farlo ma a quanto pare, e devo prenderne atto, non sono voluto da Kiev”. Steinmeier ha dovuto confessare dopo le indiscrezioni pubblicate oggi in esclusiva dalla Bild. I motivi del rifiuto sono le posizioni di apertura verso la Russia che Steinmeier ha avuto per molti anni, nel solco di quella Ostpolitik che è stata un mantra della politica estera della socialdemocrazia tedesca. Senza dimenticare il suo aperto sostegno al Nord Stream 2, il progetto per raddoppiare il gasdotto che collega San Pietroburgo e la Germania.

Proprio una settimana fa, lo stesso Steinmeier ha chiesto pubblicamente scusa per queste sue posizioni: ““Il mio fermo sostegno al Nord Stream 2 è stato chiaramente un errore“, ha dichiarato. Per poi aggiungere: “La mia valutazione era che Vladimir Putin non avrebbe preso in considerazione la completa rovina economica, politica e morale del suo paese per la sua mania imperiale. Io, come altri, mi sbagliavo“. Parole che però non sono bastate a far cambiare idea a Kiev. Proprio oggi Steinmeier ha ripetuto parole di forte e dura condanna verso Mosca e Vladimir Putin.

“Sappiamo tutti degli stretti legami di Steinmeier con la Russia. Attualmente non è il benvenuto a Kiev”, ha dichiarato un diplomatico ucraino alla Bild, che per prima ha rivelato il rifiuto di Zelensky. L’attuale presidente federale tedesco non è stato solo un grande sostenitore del gasdotto nel mar Baltico: era stretto collaboratore (capo della Cancelleria) dell’ex cancelliere Spd Gerhard Schröder, che oggi è presidente del consiglio di amministrazione di Nord Stream 2, interamente controllata dal gruppo russo Gazprom. Schröder, lasciata la cancelleria, ha iniziato a lavorare da lobbysta per Mosca ed è diventato grande amico di Vladimir Putin.

Gli ucraini non dimenticano neppure i rapporti tra Steinmeier e Sergej Lavrov, quando il primo era ministro degli Esteri di Angela Merkel. Rapporti che sono valsi al capo dello Stato pesanti critiche anche in Germania. A Kiev lo considerano uno dei politici in passato più aperti rispetto a Mosca: lo dimostrano le dure critiche mosse dall’ambasciatore ucraino Andrij Melnyk, che in un’intervista pubblicata dal Tagesspiegel a inizio aprile lo ha accusato di vicinanza politica alla Russia: “Per Steinmeier, il rapporto con la Russia era e rimane qualcosa di fondamentale, persino sacro, qualunque cosa accada. Nemmeno la guerra aggressiva gioca un ruolo significativo in questo”, aveva affermato il diplomatico. “Steinmeier ha intrecciato una fitta rete di contatti con la Russia per decenni. Molti di coloro che ora governano nella coalizione sono coinvolti in questo”, aveva aggiunto l’ambasciatore.

Steinmeier ha poi chiesto scusa e rinnegato le sue posizioni. Anche oggi, durante la conferenza stampa con il presidente polacco Andrzej Duda, ha dichiarato: “Non ci può essere un ritorno alla normalità con la Russia sotto Putin. I crimini di guerra russi in Ucraina sono davanti agli occhi del mondo”. “Questa barbarie deve avere una fine e questo può succedere solo se il presidente Putin ordina al suo esercito di fermare le armi”, ha aggiunto Steinmeier. I crimini di guerra, ha detto il capo di stato tedesco, “devono essere documentati e chiariti. I perpetratori, le persone politicamente responsabili, devono essere ritenuti responsabili“.

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