di Giuseppe Sciarra

Non si scappa dai sogni e dalla rabbia che possono generare. Certe visioni oniriche ci sono nemiche e il mostro è dentro di noi che ci guarda con tracotanza e disprezzo, senza nessuna intenzione di comprenderti o ravvedersi; al contrario deve annientarci, renderci tesi – perché per quanto tu possa essere retto e perbene i fantasmi dell’inconscio non premiano il tuo senso di rispetto o la tua bontà, sono sempre lì a farti male.

Le mie voci interiori sono il mondo da cui sono fuggito per tanto tempo, il mondo che non mi accettava, che mi derideva e voleva uccidermi. Un incubo durato anni, quegli insulti dei miei coetanei e di un intero paese, quella parola sparata come una mitragliatrice, “Fr*cio!”, quanto mi faceva male. Tutti i giorni capitava di sentire un ragazzetto, che magari nemmeno conoscevo, dirmela, per graffiarmi il petto e farmi sentire niente con il benestare di tutti gli altri ragazzi, senza che nessuno intervenisse in mio soccorso o mi aiutasse, giustificando l’insulto che è abuso, molestia e, nel caso degli spettatori di quelle scene, concorso di colpa col carnefice – ma c’è chi giustifica certi atteggiamenti e mi darebbe tutt’oggi dell’esagerato. Inoltre ben ci sta, a noi fr*ci, perché queste sono le leggi del machismo che puniscono chi trasgredisce!

A tal proposito mi viene in mente la storia di un ragazzo gay, insultato pesantemente da un padre e un figlio in un piccolo centro della provincia di Roma. La storia mi è stata raccontata da un amico del ragazzo. A quanto pare i due sono soliti, quando incontrano per strada questo giovane gay, deriderlo e insultarlo, perché a padre e figlio diverte umiliarlo, senza che nessuno anche in questo caso intervenga – loro che si dicono veri uomini aderiscono perfettamente al modus operandi dei peggiori vigliacchi e infami.

Alcuni nel leggere questo post, soprattutto chi è figlio e sarà sempre figlio del machismo più duro e radicale, diranno che il ragazzo gay avrebbe dovuto difendersi, magari facendo arti marziali come mi disse uno psicologo, ma anche la resistenza è una forma di difesa e di eroismo: sopportare senza reagire dei mentecatti che abusano della propria forza e del loro pubblico e si dicono uomini veri – essendo però nei fatti omuncoli di poco conto – non è una passeggiata. Occorre una gran forza d’animo. Se proprio dobbiamo parlare di forza, questo ragazzo gay come tanti altri ha un coraggio e una dignità nel sopportare gli insulti, i giudizi gratuiti e le violenze di questi idioti, che se certa gente pagasse sul serio davanti alla legge per queste azioni si guarderebbe bene in futuro dal perseverare sui propri atteggiamenti delinquenziali.

L’insulto facile in Italia è un problema serio. Non riguarda solo gli omosessuali ma chiunque viene preso di mira dalla gente del branco o da un singolo per qualsiasi cosa. Quegli insulti impuniti e sminuiti generano mostri interiori che ti porti dietro tutta la vita, logorandoti dentro, spingendoti in certi casi a gesti estremi. Ma in Italia questa forma di sfottò è radicata nella cultura più becera di molti italiani. La derisione, la battuta facile, l’insulto volgare, la persecuzione sono giustificati dalla società italica in ogni ambito e ogni giorni mietono vittime il cui dolore è sempre lì a torturarli, nella vita reale come nel mondo di Morfeo.

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