Uno stringato comunicato della Casa Bianca per sottolineare l’importanza di “mantenere aperte le linee di comunicazione“. Mentre il portavoce del dipartimento di Stato americano, Ned Price, chiarisce che qualsiasi tipo di supporto, sia economico che militare, a Mosca porterebbe a delle “implicazioni“. Poi arriva la replica di Pechino: “La Cina è impegnata a promuovere i negoziati di pace per l’Ucraina. E si oppone fermamente alla disinformazione, alle calunnie e all’inganno”. In un incontro durato otto ore al Cavalieri Waldorf Astoria, un hotel di lusso a Roma, Stati Uniti e Cina hanno voluto tastarsi il polso sul conflitto in Ucraina. Il consigliere della Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan e il responsabile della diplomazia del partito comunista cinese, Yang Jiechi, si sono seduti allo stesso tavolo per cercare un primo contatto fra le due super potenze dopo l’invasione da parte della Russia e valutare insieme l’impatto sulla sicurezza globale. Le parole al termine del colloquio, però, dimostrano che la tensione resta alta.

Sullo sfondo del vertice odierno, infatti, ci sono i dubbi degli Usa sull’atteggiamento tenuto da Pechino in merito all’appoggio a Mosca. Già la scorsa settimana Washington ha minacciato di intervenire nel caso in cui la Cina violi le sanzioni imposte alla Russia dall’amministrazione Biden. I sospetto però vanno oltre i possibili aiuti economici: secondo le notizie pubblicate dai media americani alla vigilia del vertice, Mosca avrebbe chiesto supporto militare all’alleato cinese, a partire da droni da opporre ai turchi bayraktar in uso alle forze di Kiev che stanno facendo malissimo alle truppe russe. Una notizia già bollata dalla Cina come pura “disinformazione” di matrice Usa e smentita nettamente anche dal Cremlino. Secondo il Financial Times, però, la verità dietro le dichiarazioni istituzionali sarebbe un’altra. Per il giornale economico infatti gli Stati Uniti avrebbero già avvisato gli alleati della “disponibilità” della Cina di fornire assistenza militare a Mosca senza però specificare se questo possa avvenire in futuro o se sia già iniziata.

Anche per questo, poco dopo la fine del colloquio il portavoce del dipartimento di Stato Usa Ned Price ha chiarito che “lo scopo dell’incontro di oggi era esprimere in modo molto chiaro a Pechino le nostre preoccupazioni rispetto a un suo coinvolgimento” nella guerra in Ucraina e ribadire alla Cina “che qualsiasi tipo di supporto a Mosca – militare o economico – comporterà delle implicazioni“. Ad ammorbidire le dichiarazioni americane è arrivato poi la nota della Casa Bianca: Sullivan e Yang Jiechi, si legge, hanno sottolineato “l’importanza di mantenere aperte le linee di comunicazione tra gli Stati Uniti e la Cina”. Sullivan “ha sollevato una serie di questioni nelle relazioni Usa-Cina, con una discussione sostanziale sulla guerra della Russia contro l’Ucraina”, aggiunge le nota.

Il consigliere Usa, però, avrà certamente sollevato alla controparte cinese le preoccupazioni dell’amministrazione Biden sul possibile supporto di Pechino a Vladimir Putin. “La Cina potrebbe fare più di altri nell’aiutare a mettere fine alla guerra”, ha detto sempre il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price. Uno scenario teso nel quale Joe Biden starebbe valutando di effettuare in prima persona un viaggio in Europa. Intanto domani mattina Sullivan vedrà a Palazzo Chigi Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico del premier Mario Draghi per fare un punto della situazione dopo l’incontro bilaterale con l’emissario di Pechino.

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