“Le analisi di Alessandro Orsini non hanno alcunché di censurabile. Si fondano su studi scientifici rigorosi e sulle più accreditate teorie delle relazioni internazionali”. È la motivazione con la quale è partita la petizione ‘No alla censura contro Alessandro Orsini’ sulla piattaforma petizioni.it, proposta da “colleghi e colleghe” del docente e diretta alla ministra dell’Università Cristina Messa. “Il professor Alessandro Orsini, direttore e fondatore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss”, spiega petizioni.it, “è stato censurato dalla sua università, la Luiss Guido Carli, per le sue analisi sulla guerra in Ucraina svolte a Sky Tg 24 e a Piazza Pulita su La 7. Esprimiamo la nostra solidarietà ad Alessandro Orsini e denunciamo il clima di oscurantismo che si sta diffondendo in Italia: un clima che rischia di colpire un numero sempre maggiore di colleghi, proprio nel momento in cui è vitale la presenza di studiosi dal pensiero libero e coraggioso”.

Ospite di Piazza pulita su La7, Orsini il 3 marzo aveva condannato l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, ma aveva aggiunto che la responsabilità politica, a suo dire, è dell’Unione Europea: “se il Messico si alleasse con Putin gli Stati Uniti lo distruggerebbero”. Inoltre, parlando alla Radio svizzera italiana, Orsini aveva detto che “l’Ucraina è fondamentalmente persa” e che “l’unica via per salvare i civili, è scendere a compromessi con Putin”. La Luiss aveva perciò precisato la posizione di Orsini nell’ambito dell’Ateneo: “Nel tragico contesto di una guerra, l’attività di analisi e ricerca di ogni centro, scuola, o dipartimento Luiss diventa ancor più rilevante, richiedendo solida capacità di interpretazione e racconto del contesto geopolitico, equilibrio e capacità di dialogo con l’opinione pubblica”. La Luiss, a questo proposito “reputa dunque fondamentale che, soprattutto chi ha responsabilità di centri di eccellenza come l’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale, debba attenersi scrupolosamente al rigore scientifico dei fatti e dell’evidenza storica, senza lasciar spazio a pareri di carattere personale che possano inficiare valore, patrimonio di conoscenza e reputazione dell’intero Ateneo”. L’ateneo aveva poi diffuso una nota: “Piena solidarietà al popolo ucraino che, da giorni, difende coraggiosamente il proprio diritto alla democrazia e all’autodeterminazione sancito dai trattati internazionali. L’Ateneo ha avviato da subito azioni concrete che stanno coinvolgendo tutta la sua comunità: studenti, docenti, ricercatori, alunni e staff”.

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