Anna non sapeva più cosa fare. Il marito aveva dovuto chiudere l’azienda e in famiglia era ormai rimasto solo il suo stipendio per far fronte ai debiti. Tre finanziamenti per comprare elettrodomestici e auto che superavano gli introiti del mese. Duemila e trecento euro per pagare tre linee di credito per un totale di 2.400 euro. Afflitta, sul divano, fissava la tv senza vedere scorrere le immagini. Ma, ad un certo punto, la sua attenzione è stata attirata dall’emittente televisiva bolognese Ètv che dava notizia dell’esistenza di uno sportello della Città Metropolitana di Bologna, nato ad ottobre 2018 in coordinamento con il Comune capoluogo, per offrire un servizio gratuito di prima accoglienza e di raccolta della documentazione necessaria all’avvio della pratica da sovraindebitamento. “Possibile? Lo Stato che ti aiuta a risolvere i problemi con le banche?”, si è domandata.

Anna ha segnato su un foglio di carta tutto e poi ha cercato un contatto. “E’ bastata una mail perché mi richiamassero immediatamente. Non riuscivo a credere di aver trovato così facilmente qualcuno disponibile ad ascoltare la mia storia e a darmi una mano a risolvere la questione. Per di più a titolo assolutamente gratuito”, racconta la donna, sposata con due figli a carico e un terzo in arrivo. Prima di allora Anna non aveva mai sentito parlare della legge 3 del 2012, tristemente nota come Salvasuicidi. Una norma nata con l’obiettivo di offrire una seconda chance a chi si trova schiacciato dai debiti attraverso un piano di rientro ad hoc sia per privati che per soggetti non fallibili come piccole imprese, artigiani e professionisti. E se non fosse stato per quel breve passaggio tv, probabilmente non sarebbe mai riuscita a risolvere i suoi guai.

“Quando abbiamo contratto i tre finanziamenti, lavoravamo in due. Io come addetta in una profumeria, mio marito come piccolo imprenditore – spiega – Poi per effetto della crisi abbiamo dovuto chiudere l’azienda ed è rimasto solo il mio stipendio, che non riusciva a coprire le rate dei tre finanziamenti. Ho tentato di parlare con la mia banca, Unicredit, per mettere assieme i tre prestiti e studiare una soluzione che mi consentisse di onorare i miei debiti. Ma l’istituto di credito non ha voluto sentire ragioni”. Così lo sportello per il sovraindebitamento della Città metropolitana di Bologna si è trasformato nell’ultima possibilità grazie anche agli accordi stretti con le sezioni locali degli Ordini di avvocati e commercialisti e con l’Associazione dei Curatori e dei CTU del Tribunale di Bologna. “Mi hanno chiesto una serie di documenti relativi ai finanziamenti e si sono presi del tempo per una prima valutazione. – spiega Anna – Poi hanno montato la pratica trasferendola ai professionisti per portare la questione davanti al giudice che alla fine ha eliminato buona parte degli interessi dal computo e ha dato l’ok ad un piano di rientro, adeguato al mio stipendio, in un tempo più lungo. Questa soluzione ci consentisse di vivere e di pagare i nostri debiti. Ne sono stata felicissima. Non avevo mai avuto neanche una rata di insoluto. Ma come si fa a vivere con uno stipendio da 2.300 euro se ne devi pagare 2.400?”.

Ora Anna e la sua famiglia sono tornati in una situazione di normalità. Hanno dei debiti “sostenibili” rispetto ai guadagni e il clima è tornato sereno. “Spero che la mia storia sia utile a far sapere che esiste la possibilità di ripartire – conclude -. E’ una questione importante soprattutto oggi: con la crisi che avanza sempre più persone si troveranno a fare i conti con una situazione economica difficile. E questa legge è ancora troppo poco conosciuta”. L’accesso al piano di ristrutturazione del debito, va ricordato, è soggetto ad alcune condizioni. In base alla legge il giudice valuta se il soggetto ha “colposamente determinato il sovraindebitamento”, cioè se ha contratto debiti che già sapeva di non poter sostenere.

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