Seduto dietro alla scrivania con tre telefoni fissi accanto, nel momento in cui ha dato il via alla sua guerra con un discorso di oltre 50 minuti, Vladimir Putin rischia di non aver calcolato che nel 2022 tutti hanno uno smartphone. “Un’arma contro la propaganda e i silenzi russi”, la definisce Stefano Cristante, ex presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’università del Salento, dove insegna Sociologia della comunicazione. Probabilmente non cambierà la storia militare dell’invasione, di certo per il momento ne ha influenzato il racconto e la percezione. “Il tutto avviene negli stessi territori in cui William Russell del Times divenne il primo reporter di guerra professionale della storia durante la Guerra di Crimea, immortalata nelle foto di Roger Fenton”.

Musk, la devastazione russa e la resistenza –Dalle cronache di Russell che fecero scandalo a corte, sono passati quasi duecento anni. “Oggi i giornalisti continuano a fare da filtro, a moderare, ma lo smartphone è uno strumento capace di costruire un ambiente comune a chi sta soffrendo e a chi vuole sapere”. A quasi una settimana dal momento in cui le truppe russe sono entrate in Ucraina, la battaglia sul campo procede più lentamente del previsto, mentre quella a colpi di informazione e propaganda, terreno storicamente ritenuto favorevole alla Russia, la sta vincendo Kiev. Ad iniziare dai social. Basti pensare a come in meno di 120 caratteri il vice-premier ucraino con delega alla Trasformazione digitale, Mykhailo Fedorov, sia riuscito a ottenere il supporto pratico di Elon Musk, garantendosi attraverso la sua costellazione di satelliti Starlink una copertura di Rete con banda langa nel caso dovesse saltare nel Paese rendendo complicate le comunicazioni. O come nel giro di qualche giorno i canali Telegram, dove vengono convogliate le immagini della devastazione degli attacchi russi girati con i telefonini dai cittadini, siano esplosi in numero e seguito. E come anche i canali social governativi ucraini abbiano organizzato una resistenza, nata mediatica e diventata pratica.

Il corpo del capo – Commander in chief, anche in questo caso, Volodymyr Zelensky. I video per spiegare di essere rimasto sul “campo di battaglia”, le foto mentre firma la domanda di adesione all’Unione Europea, il martellante uso del suo account Twitter – passato da 400mila a oltre 4,5 milioni di followers – per comunicare, perfino il contenuto dei colloqui riservati con i leader mondiali, sono diventanti tasselli di un puzzle che, risaldando la lotta all’invasore, hanno indirettamente complicato l’avanzata russa. “Sta usando le sue attitudini, già espresse nella precedente vita da attore – spiega Cristante, direttore anche l’Osservatorio di Comunicazione Politica dell’ateneo leccese – Ha capito immediatamente che, superando il racconto della guerra fatto dai media di comunicazione classica, si sarebbe diffusa l’idea di una nazione resistente. Ha usato il suo corpo, l’ha fatto coincidere con l’idea ed è entrato nel vocabolario comune. Un leader intelligente, relativamente giovane e per niente artefatto”. Che ha detto no all’offerta americana di esfiltrazione dal Paese, scegliendo di rimanere a Kiev: “Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio”. E che è sfuggito a una squadra d’élite cecena, arrivata in Ucraina con il compito di ucciderlo. “Neutralizzata”, ha comunicato il ministero della Difesa ucraino.

Lo smartphone come estensione del braccio – Quasi tutto filmato o digitato con lo smartphone e riversato sui social raggiungendo milioni di persone. Con l’aggiunta del flusso ininterrotto e immediato di immagini postate attraverso Twitter e Telegram da comuni cittadini. Così i social network stanno alimentando una moderna “fog of war”. Sul campo i russi avanzano, ma lo fanno tra maggiori difficoltà del previsto per il coordinamento e la lotta anche di volontari e cittadini ucraini. Ingaggiati attraverso l’uso dei social, che stanno avendo un peso ‘on the ground’. “Le immagini stanno portando il mondo dentro la guerra, sono benzina per la resistenza ucraina e l’indignazione collettiva, amplificandone il coinvolgimento – dice Cristante – Anche perché una guerra di aggressione così, in Occidente, non si vedeva dal secolo scorso”. E gli ucraini stanno ribaltando i rapporti di forza: il contadino che porta via il tank russo con il trattore, le donne in piazza che preparano le molotov, gli abitanti di un villaggio che rifocillano un giovane soldato russo catturato e lo mettono in contatto (ancora via smartphone) con i genitori, i 13 militari che mandano a quel paese la nave russa sull’isola dei Serpenti. Immagini vere, racconti talvolta enfatizzati. “Lo smartphone riprende tutto in una sorta di nuova estensione del braccio e dell’occhio di Marshall McLuhan. I social amplificano, la tv convoglia il messaggio in un altro terreno comunicativo e bellico ancora di primaria importanza per la formazione dell’opinione pubblica, ma sarebbe meglio parlare di ‘emozione pubblica’”, aggiunge il sociologo. E i russi cosa hanno da mostrare? “Nulla. Anzi, devono nascondere perdite e difficoltà militari. Così lasciano il campo agli altri”.

Il nucleare, le proteste, gli arresti – La minaccia di utilizzare le armi nucleari ha fatto il resto, secondo Cristante: “Dopo due anni di pandemia, di lutti e sofferenze, non era scontato che questa guerra avesse un coinvolgimento così alto, anche se avviene accanto a casa nostra e vede in campo una potenza mondiale. Un ruolo importante lo ha giocato l’atomica: aveva l’obiettivo di impaurire, ma ha fatto anche riflettere”. L’effetto immediato, secondo il docente, è stato la “mobilitazione pacifista nelle piazze” poiché “ha reso più concreto e potenzialmente vicino il rischio di estinzione rispetto a problemi gravi e attuali come i cambiamenti climatici”. In seconda battuta potrebbe scaturirne un altro: “La gente sarà portata a riflettere come la razionalità politica sia attribuita ipso facto a chi è al potere. Stiamo toccando con mano come il pianeta possa essere nelle mani di un singolo. Questo può ridimensionare la capacità di affascinare di uomini forti e populismo”. Ad avviso del sociologo, la slavina social rischia di ripercuotersi anche sul fronte interno russo, già in agitazione per il peso che le sanzioni occidentali avranno sulla vita quotidiana della popolazione: “Gli arresti in ogni manifestazione contro la guerra rimbalzano sui social, hanno eco maggiore rispetto agli altri momenti di repressione del dissenso nel Paese – conclude Cristante – Se continueranno a essere documentabili, crescerà l’empatia e magari si allargherà il dissenso interno”.

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