Il primo febbraio è iniziato l’anno della tigre, secondo il calendario cinese. In pratica si celebra un animale in via d’estinzione. Di tigri allo stato libero nel mondo ne restano solo 3.890. sono invece circa 8.000 quelle in cattività, tenute negli zoo (talvolta sedate per fare un selfie…), ma anche allevate. Ci torno dopo.

All’inizio del 1900 erano nove le sottospecie di tigri che vivevano e proliferavano in Asia, in Turchia e in Russia. Adesso ne rimangono solo sei. Si sono estinte la tigre balinese, quella del Caspio e quella di Giava. E purtroppo, la sopravvivenza delle sei sottospecie di tigre ancora in natura è, nella migliore delle ipotesi, precaria. Tant’è che, a partire dal 2017, tutte e sei le sottospecie (Amur, Indiano/Bengala, Cina meridionale, Malese, indo-cinese e Sumatra) sono state classificate come minacciate dalla IUCN. Le ragioni delle già avvenute estinzioni e del pericolo che corrono le restanti risiedono essenzialmente nella riduzione o distruzione degli habitat e nella caccia. Le ragioni stanno nella co-esistenza di noi uomini. Dicevo che vengono anche allevate. È la wildlife economy, fiorente in Sudafrica.

Un rapporto dell’associazione ambientalista tedesca Four Paws ha rivelato che 359 tigri – quindi un decimo della popolazione mondiale di questa specie – è stata esportata dal Sudafrica nel periodo tra il 2011 e il 2020. Circa 255 di queste sono state vendute agli zoo (bioparchi?!?). Sempre in Sudafrica, simile sorte tocca ai leoni. Sono circa 12.000 gli esemplari allevati in cattività e sedati con tranquillanti, con lo scopo essenziale di metterli a disposizione di turisti cacciatori una volta liberati (un po’ come da noi i fagiani, i caprioli o i cinghiali), oppure uccisi per alimentare il mercato nero della medicina tradizionale cinese. Ma vi è stato anche almeno un episodio di un “cacciatore” che ha abbattuto un leone nel suo recinto… Ora pare che, sulla scorta di uno studio di 600 pagine redatto da una commissione di esperti, il governo si sia redento: stop agli allevamenti.

Alla decisione hanno sicuramente anche contribuito un libro e un film su questa barbara pratica “Unfair Game: An Exposé of South Africa’s Captive-bred Lion Industry”, ad opera di Lord Michael Ashcroft, uomo d’affari inglese, filantropo, e che si è appassionato alla sorte di questi poveri leoni. Anche se permarrà la caccia ai leoni fuori dalle aree protette. L’allevamento delle tigri invece continuerebbe a causa di un vuoto legislativo. Resta il fatto che i grandi mammiferi hanno aree sempre più ristrette dove vivere e riprodursi, e quindi la loro sorte futura è tutt’altro che serena. E, al di là dell’impatto sugli ecosistemi che la loro estinzione causerebbe, viene da pensare che mondo sarebbe quello in cui ci trovassimo a vivere senza più leoni, tigri, elefanti, rinoceronti…

Sul tema della wildlife economy è sicuramente istruttivo ed esaustivo il saggio della giornalista Elisabetta Corrà, Wildilife economy.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Groenlandia, la calotta glaciale si scioglie e crea la diga più grande del mondo: “Più energia idroelettrica delle 10 maggiori centrali del pianeta insieme”

next
Articolo Successivo

Trieste, referendum contro l’ovovia del Carso (voluta dal sindaco) raccoglie mille firme in poche ore: “Costosa, inutile e impattante”

next