È necessario predisporre un piano per l’autunno, altrimenti il rischio è che, nel caso di risalita dei contagi, ci troviamo impreparati. La risalita potenziale dei casi andrà coincidere con il calo della copertura vaccinale . Insomma, è fondamentale stare sempre in campana con questo virus, se vogliamo conviverci, perché il problema non è la convivenza, ma il modo e le strategie con cui realizziamo questa convivenza”. È il monito lanciato ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” (Radio Cusano Campus) dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, il quale analizza i dati dell’ultima settimana e si sofferma sugli scenari futuri da qui a qualche mese.

E spiega: “Abbiamo due grandi determinanti. Una dipende dal virus, e non possiamo fare nulla se non aumentare le coperture vaccinali soprattutto nelle parti del mondo in cui nascono le varianti più rognose. L’altra determinante è mettere i ‘cassettini’ a posto nella gestione della pandemia in Italia. Attenzione, però, a non confondere la necessità di togliere tutte le restrizioni con l’eliminazione di quelle strategie fondamentali per permettere di togliere proprio le limitazioni. Quando in questo momento si discute di togliere mascherine negli ambienti chiusi oppure, come nel Regno Unito, di non fare più l’isolamento per i positivi, si sbaglia, perché sono proprio quelle misure di sanità pubblica a permetterci di riaprire tutto. In questo momento, c’è un dibattito politico che sta andando un po’ per la tangente. È stato dimostrato che le strategie tira e molla rispetto a quelle graduali, alla fine, hanno creato più problemi he benefici”.

Cartabellotta puntualizza: “Si tratta naturalmente di decisioni di natura politica, ma sono stati pubblicati editoriali di grandi virologi, epidemiologi, immunologi di fama mondiale che allertano sul fatto che siamo in una fase molto favorevole, ma non è l’interruttore che ha spento la pandemia. E lo stesso concetto è stato ribadito dall’Oms e dall’Ecdc. Attenzione a confondere le decisioni dei singoli Paesi, che spesso dipendono dai singoli premier, con le raccomandazioni dell’autorità sanitaria internazionale”.

Il presidente della fondazione Gimbe poi ribadisce che siamo praticamente nella fase discendente della quarta ondata: “Si sta alleggerendo la pressioni sugli ospedali. In area medica avevamo più di 19mila pazienti a metà gennaio, ieri sera ne avevamo 13mila 284. Anche nelle terapie intensive c’è stata un’importante riduzione. A metà gennaio poco avevamo più di 1700 ricoveri, ieri sera 934. La riduzione giornaliera dei casi, che sono circa 50mila al giorno – aggiunge – è dovuta in gran parte alla riduzione del numero dei tamponi. Il tasso di positività è praticamente stabile, quello dei tamponi antigenici addirittura è aumentato. Non è escluso che nelle prossime settimane si possa vedere un rallentamento dei nuovi casi ma dobbiamo vedere le curve. Vedremo più una fase di appiattimento della curva che di discesa”.

Resta lo zoccolo duro degli over 50 e della fascia pediatrica 5-11 anni, che ancora non ha fatto la prima dose. “Il numero di prime dosi scende di settimana in settimana – osserva Cartabellotta – anche perché In fascia pediatrica c’è un numero molto elevato di guariti, circa 660mila da meno di 180 giorni che non possono essere quindi vaccinati. La campagna vaccinale per i bambini dai 5 agli 11 anni, in realtà, non è mai decollata. Questo dipende anche dalle scelte delle Regioni: in Puglia siamo al 43% di ciclo completo, in Provincia di Bolzano e nelle Marche a poco più del 15%. La scelta della Puglia di vaccinare nelle scuole è stata vincente”.

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