Torna libero Antonino Vadalà, l’imprenditore coinvolto e poi scagionato nell’inchiesta per l’omicidio del giornalista slovacco Ján Kuciak. Vadalà, 46 anni, ha lasciato venerdì sera il carcere Lorusso e Cutugno di Torino: era detenuto da quattro anni dopo una condanna per narcotraffico internazionale che gli era stata inflitta nel 2019 a Venezia. Agli agenti penitenziari ha detto che sarebbe tornato a Bova, il paese di cui è originario, in provincia di Reggio Calabria. Vadalà è conosciuto negli ambienti della criminalità organizzata calabrese con il soprannome di “compare Nino”: poco più che ventenne, secondo la direzione distrettuale antimafia, si era ritagliato il ruolo di collante tra la cosca Zindato di Reggio Calabria (legata alla famiglia mafiosa dei Libri) e i clan di Bova Marina.

A marzo 2018, pochi giorni dopo l’omicidio di Kuciak e della fidanzata Martina Kušnírová, era stato arrestato dalla polizia slovacca insieme ad altri sei italiani – tra cui il fratello Bruno – nominati a più riprese negli articoli in cui il giornalista descriveva le attività della ‘ndrangheta nel Paese esteuropeo. Era stato quasi subito rilasciato per mancanza di prove, salvo poi essere arrestato di nuovo, dopo pochi giorni, in un’operazione della procura di Venezia per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Le autorità slovacche concessero l’estradizione in Italia nel maggio 2018. L’omicidio di Kuciak e Kušnírová aveva acceso una crisi politica in Slovacchia, con decine di migliaia di manifestanti scesi in piazza costringendo alle dimissioni l’allora primo ministro Robert Fico.

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